Siamo alle solite, un altro insegnante è stato bersaglio di violenze semplicemente per aver fatto il suo lavoro: dopo il docente accoltellato in una scuola di Chioggia e la vendetta trasversale avvenuta contro una professoressa di Firenze, dove un gruppo di teppisti che erano utenti della sua scuola, (anzi è scandaloso che lo sono ancora), pestarono il figlio della donna per vendetta.
L’insegnante fu rea di aver adottato la serietà opportuna nello svolgimento del suo lavoro. La notizia dell’ultima aggressione arriva da Barrafranca in provincia di Enna, dove un insegnante di lettere della scuola media “Verga” è stato picchiato dal padre di una sua alunna. L’aggressione è avvenuta dopo il ricevimento, durante il quale era stata comunicata alla madre lo scarso rendimento della ragazza. Il docente, raggiunto sotto la propria abitazione, è stato preso a pugni e calci. Il Ministero della Pubblica Istruzione non può limitarsi alla solita solidarietà di circostanza, sempreché a Roma abbiano saputo dell’accaduto. Le autorità scolastiche come istituzione devono provvedere ad agire legalmente al fianco dei docenti vittime della delinquenza, sono pubblici ufficiali che rappresentano lo stato e che vengono aggrediti proprio perché nell’esercizio delle proprie funzioni esercitano l’autorità di esso. Oltre all’iniziativa privata dell’uomo aggredito che in tutte le sedi civili penali dovrà far valere le sue ragioni, il Ministero della Pubblica Istruzione dovrebbe costituirsi parte civile e chiedere gli opportuni risarcimenti contro questi delinquenti. Intanto la politica alla quale appartengono numerosi pregiudicati, impegnata nello screditamento continuo degli insegnanti, indicati come il nemico da combattere tace complice.
Salvatore Pizzo