E’ difficile pensare che un’attività illecita, economicamente rilevante, che per essere posta in essere richiede il coinvolgimento di più persone, come quella dell’alterazione (presunta) del risultato di una corsa Tris che si è svolta all’ippodromo “La Favorita” di Palermo non possa interessare anche la Mafia, ma la denominazione che identifica la “piovra” che opprime la Sicilia, fino ad ora,

in quest’ennesimo caso opaco che interessa l’ippica italiana nessuno l’ha pronunciata, anzi ufficialmente non è emersa. Forse una corsa di cavalli truccata in quel di Palermo non è affare che interessa anche alla malavita organizzata? Magari sarà così. Eppure da quelle parti senza l’autorizzazione degli “uomini d’onore”, quando si tratta di affari illegali, non si muove nemmeno una foglia. Chissà, le eccezioni sono sempre possibili. Magari l’opacità deriva solo dai dubbi e la verità che sarà dimostrata sarà rosea. La Tris che si è svolta sabato scorso a Palermo, “Premio Beng”, riservata a cavalli trottatori di categoria G è stata deferita alla Commissione di Disciplina di primo grado, che si dovrà esprimere quale organo di giustizia sportiva, ovviamente la questione non potrà non interessare anche la magistratura ordinaria. Il deferimento che è stato disposto dal Presidente di giuria Lamberto Lauri, secondo fonti tecniche è partito dal riscontro che la quota tris che è andata ai vincitori (€ 1.162,92) è stata ritenuta bassa in relazione alle quote del vincente e dei piazzati, nella corsa sono stati cinque gli squalificati per rottura prolungata e due i cavalli ritirati. Se ciò fosse avvenuto al “Cirigliano” di Aversa, dove i nostri operatori, per adesso gli unici in Italia, si sono opposti dicendo scioperando contro il ricatto dei clan, tutto sarebbe stato ingigantito contro le vittime, senza dare merito al coraggio e lasciando soli coloro che cercano di lavorare senza condizionamenti. Anzi si sarebbe messo in moto il solito battage distruttivo che interessa alle lobby che vogliono strumentalizzare la situazione, per convogliare altrove i flussi di mercato che interessano l’impianto aversano. Gli operatori palermitani nulla hanno denunciato, cosa che fa molto riflettere. Mentre a Palermo accadeva questo, a Vigone (Torino) l’incendio di un centro di allenamento, che fonti ippiche definiscono doloso, ha provocato la morte di 21 cavalli trottatori affidati al driver Ove Kristoffersson, cosa ci sia dietro questa tragedia, vendetta o racket? Lo chiariranno le indagini. La stessa cosa dovrà avvenire per i tantissimi casi di doping scoperti recentemente in vari ippodromi italiani (molti del nord), uno dei quali riguarda anche il vincitore dell’ultima edizione del famoso Gran Premio di Merano. Per adesso gli unici a denunciare fatti e circostanze rimangono gli operatori aversani, i quali in questa battaglia sono soli e contro hanno anche certa stampa d’impronta marchigiana.

Salvatore Pizzo