Rosaria Capacchione, giornalista del nostro territorio che insieme ad altri colleghi è finita nel mirino dalla criminalità organizzata solo per aver fatto il suo mestiere, nel caso specifico a minacciarla è il famigerato Clan dei Casalesi, ieri (mercoledì) è stata alla Facoltà di Economia di Parma dove l’hanno invitata per un incontro Libera e l’Unione degli Studenti.«L’Emilia-Romagna è una regione fortemente infiltrata dalla criminalità organizzata e non da ora. Come tutti i territori ricchi. Le mafie si interessano di soldi: il loro interesse principale è fare affari e non vedo come una regione ricca come questa possa essere indenne da questa presenza», ha detto Rosaria Capacchione, che recentemente ha pubblicato “L’oro della Camorra” (Bur) in cui racconta episodi specifici, è una testimone diversa da molti altri che vengono celebrati in maniera forse maggiore, la giornalista del Mattino di Napoli fa parte di quel manipolo di coraggiosi e spesso anonimi cronisti, che ogni giorno seguono i processi di Camorra a Santa Maria Capua Vetere sotto gli occhi di boss che guardano dalle gabbie e dei loro parenti tra il pubblico. Cosa che altri che trattano le medesime tematiche forse non hanno mai fatto. «Ho cominciato a parlare dell’Emilia-Romagna nel 1991 – ha aggiunto – Senza dubbio un tempo i fenomeni di infiltrazione mafiosa erano più casuali, più sporadici, oggi invece sono diventati decisamente più strutturali come racconta la cronaca. Non credo che ci sia nulla da scandalizzarsi. bisogna tenere un atteggiamento molto laico. Ogni tanto qualcuno scopre che c’è la ‘Ndrangheta in Piemonte e in Lombardia. Sono cinquanta anni che c’è la mafia nel Nord Italia e non è niente di così incredibile. Il problema è che ce ne accorgiamo quando c’è l’appalto di interesse internazionale oppure quando succede qualche clamoroso fatto di sangue. Voi emiliani – ha detto – non siete abituati al sangue, non c’è per fortuna, e questo spesso allontana l’attenzione dai movimenti finanziari che sono più oscuri, più nascosti, più lontani dalla gente ma sono il vero interesse, e il grande male, di tutte le mafie». Ha ricordato che i boss dei Casalesi appaiono come distinti uomini d’affari, ed a Parma hanno trovato dei partner molto interessati. Le inchieste Camorra e Parmalat e quella relativa agli interessi degli Zagaria sono eloquenti, nella città emiliana per la prima volta un imprenditore settentrionale è stato condannato per Camorra. L’incontro è stato introdotto da Giuseppe La Pietra, il pastore valdese che sta promuovendo la costituzione di Libera a Parma.
Salvatore Pizzo
Salvatore Pizzo