Gian Antonio Stella è proprio convinto: quando le maestre e le professoresse sono incinte non bisogna assumerle, specie se vengono chiamate come supplenti. Per lui pagare lo stipendio ad una donna insegnante che è in maternità, anche se viene incaricata in sostituzione di un’altra donna che a sua volta è incinta, è uno spreco di danaro pubblico.

All’anima della tutela della maternità, uno stato che per risparmiare dovrebbe avere un corpo docente sterile, a questo punto la questione vale anche per uomini perché anche i papà possono optare per la “paternità” nel caso in cui le compagne dovessero rifiutare l’assenza dal lavoro. Il noto giornalista, senza che nessun sindacalista abbia detto nulla, dopo aver sostenuto questa tesi dalle colonne del Corriere della Sera l’ha ripetuta anche intervenendo nella trasmissione televisiva Ballarò. Tutte le donne che da anni, troppi, pur avendo vinto un concorso vengono costrette ad essere insegnanti supplenti nonostante i vuoti d’organico che affliggono la scuola italiana, proprio in nome del risparmio tanto invocato da Stella, per conservare il loro diritto ad essere assunte, anche con contratti temporanei, dovrebbero rimanere sterili. Almeno così pare la pensi il giornalista. Lo sa Stella che un docente, dopo aver superato un regolare concorso, deve aspettare anche 10 anni prima essere assunto in pianta stabile, perchè lo stato per risparmiare fa i contratti a tempo indeterminato? Chissà al Corriere della Sera come trattano le giornaliste incinte.

Salvatore Pizzo