Per la prima volta nella storia repubblicana i giornalisti italiani sono costretti a scioperare per difendere la libertà di stampa, si fermeranno il 14 luglio (con blocco però dell’attività nella carta stampata il 13). I politici stanno per varare il disegno di legge Alfano, che apparentemente riguarda solo le intercettazioni telefoniche, in realtà contiene norme che con esse nulla hanno a che vedere introducendo inaccettabili divieti al diritto di informazione sulle indagini e sulle inchieste giudiziarie.
Si legge in una nota della Federazione Nazionale della Stampa: “La giornata di astensione dell’informazione, alla quale i giornalisti sono costretti dopo un anno di iniziative civili, di confronto e di dibattito e denuncia per la libertà dell’informazione, senza censure e intimidazioni, è lo strumento con il quale si vuole marcare una volta di più l’ indignazione più ferma di fronte alle previsioni del ddl Alfano un bavaglio ai giornalisti e la sanzione (un danno economico) per gli editori al fine di impedire di dar conto delle notizie sulle indagini giudiziarie negli organi d’informazione; la pesante limitazione del diritto dei cittadini a sapere o essere informati su fatti importanti per la loro vita. Non si sciopererà, quindi, per un aumento di stipendio ma per un aumento della libertà nel nostro Paese; una libertà che guarda ai cittadini, che pagherebbero ancora più di tutti a causa di un bene essenziale a loro parzialmente sottratto, mentre già pagano le distorsioni che gravano sul sistema per l’assenza di efficace normative antitrust e di pluralismo reale del mercato pubblicitario. I giornalisti sono, oggi, professionisti costretti alla frontiera (e ora alla protesta) per svolgere correttamente la loro funzione. Di fronte a tutto questo, i giornalisti sono per forza condotti a essere militanti di un solo valore, l’informazione libera”. Intanto una voce dissonante si è già schierata contro la protesta dei colleghi, il direttore del Tg 4 Emilio Fede che ha fatto sapere che non aderirà allo sciopero.

Di red