La colonizzazione bancaria ai danni del Sud è sempre più marcata, la quasi totalità degli istitudi credito attuano una vera e propria discriminazione razziale tra utenti del Nord e quelli meridionali ai quali vengono applicate condizioni di accesso al credito molto più esose dei settentrionali, questa è una delle cause di mancato sviluppo del Sud a favore del nord, e questa è una delle cause di un Paese a doppia velocità, un fatto rispetto al quale i nostri politicanti nulla osservano.  

Secondo i dati forniti dall’Adusbef, la Calabria è al top della classifica del caro denaro, mentre la regione dove le famiglie che chiedono un prestito riescono ad avere le condizioni meno esose è il Trentino Alto Adige. Le banche italiane, accusa l’associazione dei consumatori "oltre a praticare il costo del denaro con un ingiustificabile differenziale fra nord e sud, applicano uno spread medio pari a 6,23 punti fra raccolta e impieghi". E penalizza in modo particolare le famiglie che vedono applicarsi tassi bassi sui loro conti correnti e alti sui prestiti che chiedono. L’Adusbef replica così all’Abi che ha affermato che "tra giugno 2006 e maggio 2007, primo periodo di applicazione della legge Bersani, non vi è stata alcuna differenziazione fra l’andamento dei prezzi delle principali forme di raccolta e di impiego verso il settore delle famiglie". In Calabria così alle "famiglie consumatrici", categoria utilizzata da Bankitalia per i suoi rilevamenti, il denaro costa l’11,28%, seguita dalla Basilicata con il 10,45%. Nel panorama ‘meridionale’ si inserisce l’eccezione della Valle d’Aosta con il 10,18%, ma subito si torna al Sud con il 10,06% della Puglia. I tassi attivi più bassi sono quelli applicati invece in Trentino con il 6,47%, seguita dal Lazio con il 7,16% e dalla Lombardia con il 7,36%. L’Adusbef mette in evidenza come la remunerazione sui depositi riconosciuta dalle banche ai clienti, la cui media nazionale e pari all’1,31% a dicembre 2006, è da sempre geograficamente diversificata e penalizza soprattutto il Mezzogiorno. I meglio remunerati, infatti, sono i cittadini dell’Italia centrale con l’1,58%, a fronte dell’1,01% riconosciuto al Sud contro. Risultano differenziati geograficamente – aggiunge l’Adusbef – anche i tassi sugli impieghi: l’Italia nord occidentale è quella trattata meglio con il 7,15%, contro il 9,54% del sud. La media nazionale è del 7,57%. A dicembre 2006, i depositi bancari ammontavano a 727,6 miliardi di euro (erano 690,7 miliardi nel dicembre 2005). La media nazionale della remunerazione riconosciuta ai clienti é pari all’1,31%. Ai depositanti dell’Italia centrale è riconosciuto l’1,58%, al meridione, invece, è riconosciuto solo l’1,01 %, all’Italia nord occidentale e nord orientale sono riconosciuti rispettivamente l’1,25% e l’1,32%. L’analisi per regione mostra come il "Lazio è quello trattato più munificamente (1,75% contro la media nazionale dell’1,31%). Seguono Trentino (1,65%) e Molise (1,43%). Più deboli in fase di contrattazione, le famiglie consumatrici riescono a spuntare – osserva l’Adusbef – tassi inferiori alla media: a fronte dell’1,31% medio, infatti le famiglie spuntano lo 0,90%, cioé lo 0,41% in meno. Una percentuale decisamente inferiore al 3% che riescono a ottenere le amministrazioni pubbliche, il 2,60% delle società finanziarie e all’1,77% delle società non finanziarie. A dicembre 2006, gli impieghi bancari ammontavano a 1.369,3 miliardi di euro (1.237,9 miliardi dicembre 2005). Come per i tassi sui depositi, anche quelli applicati agli impieghi sono geograficamente diversificati. In questo caso, ad essere trattata meglio è l’Italia Nord Occidentale che con il 7,15% che spunta ben il 2,39% in meno rispetto al Meridione (9,54%) che paga circa il 2% in più della media nazionale (7,57%). Sconta un "pessimo tasso" sui fidi anche l’Italia Insulare: l’8,18%. A fronte di una media nazionale del 7,57%, il tasso applicato alle famiglie consumatrici sale al 7,84%. Nei giorni scorsi il direttore generale della Banca d’Italia, Fabrizio Saccomanni, parlando davanti alla Commissione Finanze della Camera proprio dell’accesso al credito nel Mezziogiorno ha detto che la differenza tra Nord e Sud sta anche nel fatto che le banche ”riflettono in larga misura la fragilità dell’ambiente economico locale e la minore efficienza delle istituzioni”. Già, e perchè questo dovrebbe faro costare di più il denaro.

Di sp