Rosaria Capacchione è una dei tanti giornalisti del nostro territorio minacciati dalla Camorra, semplicemente infastiditi dal fatto che i cronisti facciano il loro mestiere, il Corriere della Sera qualche giorno fa ha rivelato particolari inediti delle minacce che sono state rivolte alla cronista del Mattino di Napoli: “Francesco Sandokan Schiavone le scrisse una lettera piena di maleparole.
Era ancora latitante, ma la busta aveva un timbro postale di Napoli, quartiere Secondigliano” – scrive Fulvio Bufi – “È una delle poche che non ha consegnato ai magistrati. Questa e un paio di Giuseppina Nappa, la moglie di Schiavone, un’ altra che aveva l’ abitudine di scriverle. Quando si lamentava per qualche articolo pubblicato sul Mattino, ci metteva la firma. Quando minacciava preferiva l’ anonimato. Però scriveva sempre a penna e in stampatello: si faceva riconoscere comunque”. Il primo affronto ai boss la Capacchione lo fece nel 1991, quando il clan era appena riuscito a farsi dissequestrare un terreno a Ferrandelle che oggi fa parte della discarica più grande della Campania, lei smontò pezzo pezzo quella sentenza favorevole ai boss, tanto che alla Procura antimafia bastò infilare il suo articolo nel ricorso per ottenere la riconferma del sequestro. Le intenzioni dei Casalesi di uccidere Rosaria Capacchione sono state confermate da almeno tre pentiti. Dario De Simone, ex capozone di trentola Ducenta, nel 1996 raccontò quando Michele Iovine, capozona di Casagiove (poi ucciso): “si procurò una sua foto e l’ operazione partì. La pedinarono a lungo, l’ aspettavano la sera all’ uscita dal giornale e la seguivano per osservarne le abitudini e stabilire quando sarebbe stato meglio sparare. Alla fine decisero che lo avrebbero fatto proprio davanti alla sede del Mattino, e al magistrato che, fuori verbale, gli chiese perché poi avessero cambiato idea, De Simone rispose: «Su Rosaria Capacchione i Casalesi non hanno mai cambiato idea. C’ erano solo cose più urgenti da fare»”.