Pubblichiamo una lettera relativa ad alcuni aspetti della vita scolastica che il nostro direttore ha inviato all’ambasciatore Sergio Romano, curatore della rubrica “lettere” del Corriere della Sera

Gentile Romano,

desidero intervenire in merito a due recenti lettere relative al mondo della scuola: una quella del professor Marco Kadge, che in merito alla violenza scuola lamentava giustamente che gli insegnanti pur avendo una parte di responsabilità, non hanno strumenti efficaci perché sono molti quei genitori che contestano i provvedimenti disciplinari, anche con denunce.

A questo proposito vorrei ricordare che bisogna fare delle differenze, se alla scuola primaria (ex elementare) ed alla scuola secondaria di primo grado (ex media) si tratta di bambini non solo da istruire ma anche da educare, nel successivo ordine di scuola si tratta di utenti-studenti che superando i 14 anni sono penalmente perseguibili, quindi quali persone per bene e correttamente educate sono tenute al rispetto della legge. Il docente riveste a tutti gli effetti qualifica di pubblico ufficiale (Cassazione penale , sez. III, 11 febbraio 1992), e sarebbe ora che dirigenze scolastiche, Ministero e sindacalisti, stimolino la classe docente ad esercitare in pieno la propria autorità, anche perché per il pubblico dipendente omettere una denuncia è comunque un reato. Faccio un esempio: se durante una lezione di fisica, un utente si comporta in modo incivile, il professore, che in questo caso dovrebbe essere un ingegnere, cosa dovrebbe fare? Mettersi ad insegnare il galateo? Non è il suo mestiere. Bisogna mandare un’informativa alla Procura della Repubblica presso il Tribunale dei Minori, è stato interrotto un pubblico servizio! E’ strano che in Italia si faccia in modo che gli insegnanti siano gli unici pubblici ufficiali che non siano formati sulle applicazioni del diritto, questo sarebbe opportuno anche per arginare l’approccio alla scuola di certi genitori, che potrebbero essere chiamati a rispondere del reato di oltraggio a pubblico ufficiale; L’altra lettera è quella della studentessa Roberta Caspiati, che quale studentessa del Corso di Scienze della Formazione Primaria, lamenta che il suo titolo pur essendo abilitante per l’insegnamento viene “dimenticato” dal governo, che vuole assumere 150mila gli insegnanti “precari”, è vero, ma non si tratta di un’ingiustizia si stabilizza chi già insegna da anni. E’ normale che questi docenti con anni di servizio alle spalle abbiano la precedenza su chi oggi è ancora studente. Inoltre va detto che gli attuali aspiranti docenti delle scuole di specializzazione e quelli precedentemente abilitati, rischiano di essere beffati, si iscrivono ad una graduatoria permanente che dovrebbe essere aggiornata in maggio, ma che il governo vuole eliminare dal 2010, ciò senza chiarire come si vuole fare salvi i diritti acquisiti delle persone che a quella data avranno conseguito le precedenti abilitazioni all’insegnamento, sia concorsuali che universitarie.

Salvatore Pizzo

www.corrierediaversaegiugliano.it

Di red