Tra i tanti figli della nostra terra che sono andati via dai luoghi natia c’è anche un consigliere comunale di Banchette, comune in provincia di Torino, attaccato ad Ivrea. Si chiama Lina Pasca che nel territorio che l’ha accolta è uno dei maggiori esponenti di Generazione Italia, il movimento che fa capo a Gianfranco Fini. Le abbiamo rivolto alcune domande
Quando e perché si è trasferita in Piemonte?
 
Sono venuta a vivere in Piemonte, nel verde Canavese, nell’ormai lontano 1999 in seguito al mio matrimonio. Ho seguito mio marito che è nell’Arma dei Carabinieri, in servizio ad Ivrea, la celebre città che ha dato i natali, nel lontano 1868, a Camillo Olivetti, il padre della macchina da scrivere. In realtà, Ivrea è conosciuta anche per lo storico Carnevale durante il quale le varie squadre dei quartieri si sfidano nell’antica Battaglia delle Arance.
 
Il suo impegno politico è nato dopo il trasferimento al Nord oppure era una passione che già coltivava ad Aversa?
 
La politica è da sempre la mia passione, così come la scrittura. Ad Aversa, mia città d’origine, il mio “amore” si è manifestato essenzialmente in maniera intima. Non ho difatti avuto la possibilità materiale di poter iniziare un percorso politico aversano dato che il mio spostamento al nord è arrivato per me a soli 24 anni. All’epoca studiavo giurisprudenza a Napoli e cercavo di capire meglio il significato di certe tematiche che riguardano l’area amministrativa-governativa in senso lato. Parliamo di teoria, ovviamente. Sul campo è tutto diverso. E me ne sono accorta quando poi ho
cominciato a farla per davvero la politica.

 

Cosa le manca della città in cui è cresciuta?
 
I suoni, i colori, i sapori. Il folklore tipico delle nostre parti, che non è quello relativo a feste e processioni, ma quello che il meridionale ha intrinseco nel suo dna. Il modo di parlare quando si interpreta la vita, le circostanze, i fatti. L’umorismo che è legato al modo di esprimersi per ogni evento o fattispecie. Per assurdo, anche durante un funerale, il napoletano può riuscire a trovare (e questo lo sa fare solo lui in Italia…) il modo per trasformare tutto in una scenetta tragicomica dal risvolto pensante, degna del migliore filosofo o della più assurda e paradossale situazione kafkiana.
Il coinvolgimento umano è qualcosa che non si può definire in maniera semplicistica se rapportato al campano. Bisogna viverlo. Sempre disponibile, aggiusta-tutto, pronto a farsi in quattro per condividere ancor di più la vicenda dell’altro.
Mi manca, e qui sarò banale, il mare, il sole, le temperature infernali che detesti quando le senti sulla pelle ma che rimpiangi quando ti trovi in un luogo dove a settembre dormi già col piumone. Mi manca vedere i pescatori della costiera vendere il pesce come nella scenografia di un film di De Sica, mi mancano le domeniche festaiole e i pranzi familiari interminabili, mi mancano i vicoletti con i bassi che vendono le calzature come fossero frutta nelle cassette, stile neo-realismo italiano del dopo-guerra. Mi mancano i Natali napoletani col clima di festa che, mi creda, non esiste in nessun’altra parte d’Italia. Te lo senti addosso, nelle vene, quel clima, come se fossi d’improvviso aggredita da un virus ostinato che ti porta a sentirti unito all’altro, e poi ancora all’altro, e poi all’altro ancora.
Ci sono anche cose che non mi mancano, però. Quelle che voi vedete ogni giorno: criminalità, illegalità, mafia spicciola e casalinga. Nonmimanca la paura di andare in giro col bracciale d’oro al polso, non mi manca il terrore di girare in scooter aspettando solo il momento in cui sarai vittima di una rapina, quella a cui, fin dall’acquisto, sapevi già di essere destinata. Non mi mancano i rifiuti sotto casa con la loro puzza nauseabonda, non mi mancano gli ospedali sporchi e dove verrà sottoposto ad un esame “quello lì che conosce il medico” e che passerà davanti ad almeno 30 persone. Non mi mancano le strutture fatiscenti, non mi mancano le città irrespirabili senza giardinetti per i bambini, non mi mancano gli apparati burocratici locali inservibili e incompetenti.

 

E’ giornalista pubblicista, dove ha iniziato quest’attività e adesso in che maniera la esplica?
 
Ho iniziato a scrivere su Caffenews, un aggregatore di notizie, continuando poi quest’attività sul mio blog personale Lina Pasca e dintorni…. In seguito, ho fondato con i miei colleghi aversani Raffaele de Chiara e Nicola del Piano, il caffè letterario on line Le-Cercle.
E’ stato poi con Fresco di Stampa, magazine della provincia di Caserta e Napoli nord, che ho iniziato con la carta stampata. Per Fresco di Stampa ho intervistato personaggi della politica, anche nazionale e della cultura, e mi sono occupata di varie tipologie di argomenti decisi di volta in volta insieme alla redazione. E’ un mensile che tratta politica locale, attualità e cronaca, un lavoro svolto egregiamente grazie ai tanti ragazzi in gamba che vi collaborano e soprattutto al direttore Ignazio Riccio e al vice direttore Giampaolo Graziano i quali, fin da subito, hanno compreso le mie capacità e mi hanno dato la possibilità di iniziare quest’avventura nella stampa che conta.
Insieme ad una eccellente collega eporediese (ndr abitante di Ivrea), ho poi lavorato alla realizzazione del Canavese Magazine, una rivista semestrale dai contenuti storico-culturali. In essa ho sviluppato ricerche, poi pubblicate, sull’etimologia del termine Canavese (è la zona geografica che comprende Ivrea) e sulle sue origini, sui dialetti piemontesi e le lingue gallo-provenzali. Ho portato avanti una ricerca, poi pubblicata, sul fenomeno migratorio degli inizi del ‘900 dimostrando come il Piemonte sia stata una (se non la prima) regione con il più alto flusso di emigrati all’estero. Immagini come sia stato difficile per una campana informarsi e scrivere di Piemonte. Ma io amo le sfide ed è per questo che sono pronta ed entusiasta di lavorare al prossimo numero già da quest’autunno
Nel frattempo sto lavorando ad un romanzo, ma sono solo all’inizio, mentre nei prossimi mesi, mi auguro prima di Natale, uscirà il mio primo libro di poesie, altra mia grande passione. Sono circa una trentina e raccontano di me, delle mie emozioni, semplicemente della mia vita.

Una “terrona” eletta al Nord, i suoi elettori sono originari di Banchette, oppure ha raccolto consensi tra la nostra gente che vive lì?
 
Un po’ e un po’, nel senso che gli amici che mi hanno votata sono i meridionali conosciuti al nord e i piemontesi che mi “hanno adottata”. Io ho un carattere molto allegro e vivace, sono vulcanica, un fiume in piena, per capirci. E certamente una col carattere come il mio non poteva passare inosservata soprattutto se vive tra persone piuttosto silenziose, riservate. Diciamo che ho portato un po’ di verve proprio dove ci voleva. Qui son benvoluta da tutti, conosco tanta gente, quella stessa gente che sa che ho un cuore grande con un carattere d’acciaio. I miei elettori hanno creduto nel mio impegno a sostenere una politica pulita, nella volontà di essere al servizio della gente e di farmi
portavoce dei suoi bisogni e delle sue esigenze.

 

Ha ambizioni politiche ulteriori?
 
Sicuramente. Non esiste un politico che non ne ha. Ma il tutto dev’essere sempre legato necessariamente al benessere della collettività. La fame di fama, di per se, non è un vizio, non è qualcosa di cattivo se serve ad essere utile. E’ quella egocentrica ed egoistica l’ambizione negativa. Si può arrivare in alto calpestando tutto e tutti quelli che si hanno di fronte. Questo è ciò che spesso accade nell’elettorato attivo e che comunque la gente sa e sente perchè se ne rende conto. Basta anche un solo anno di carica per capirlo, ed ecco che l’escamotage vien subito scoperta.
Io sono una vecchia romantica, ancora e per sempre legata al concetto di politica quale fondamento della condivisione di una vera res publica, una politica per tutti, mediata da una persona capace a farla, non improvvisata. In questi termini anche l’ambizione è positiva: senza sogni, senza progetti, senza idee non si può nemmeno pensare di iniziare a scalare la vetta.
Oggi sono Consigliere Comunale a Banchette, nell’opposizione di centro-destra, e Portavoce Responsabile Comunicazione e Stampa del circolo di Generazione Italia Ivrea ed Eporediese, il neonato gruppo che fa capo al compaesano Italo Bocchino e a Gianfranco Fini, il leader a cui si rifà
il mio pensiero politico-sociale che è poi quello della nuova destra.

Quali sono i suoi legami con Aversa?

 
Ad Aversa ho mio papà Salvatore e mia sorella Annalisa, oltre ovviamente al resto della famiglia. Questi sono i legami familiari che si mantengono, com’è ovvio che sia, anche a diecimila km di distanza. A loro sono legatissima, lo siamo sempre stati, ma il nostro attaccamento è cresciuto ancor di più a seguito della prematura scomparsa di mia mamma Mimma, avvenuta quasi dieci anni fa. Questi sono i cosiddetti legami di sangue; su quelli dello spirito ho già proferito.

Ci ritornerebbe, da quanto tempo manca dalla terra natia?

Cerco di scendere ad Aversa il più possibile, il che non è facile soprattutto quando si ha un lavoro, la politica, le passioni e soprattutto due bambine di otto anni, le mie gemelline Alissa e Aurora che frequenteranno quest’anno la terza elementare e che hanno quindi bisogno di stabilità.
Nel limite del possibile, vengo ad Aversa nelle feste comandate, Natale e Pasqua e nei periodi estivi.
Se invece la sua domanda è se ci ritornerei a vivere, purtroppo la mia risposta è no. E lo è perchè adesso che sono madre ho delle responsabilità, e in virtù di tutto quello di cui è fatto il sud, il buono e il cattivo, mettendolo su una bilancia, il piatto pende dalla parte del cattivo. Si tratta semplicemente di non essere ipocrita: qui ad Ivrea ho trovato il mio equilibrio, la stabilità familiare, economica, sociale. Ho fatto conoscere alle mie figlie la bellezza della libertà, la meraviglia di poter uscire senza le paure di cui parlavo prima, in un paese in cui ci sono più spazi verdi che case, dove c’è rispetto per la natura e per il benessere psico-fisico dell’uomo, non solo per quello economico ad
ogni costo.

 

E’ eletta a Banchette ma vive a Ivrea, perché?
 
Banchette è attaccata ad Ivrea, un po’ come nei nostri paesoni dove in una strada lo spazio a sinistra è del comune di Aversa e quello a destra di Lusciano, o come se alla sinistra della rotonda sei a Sant’Antimo e a destra a Giugliano.
A Ivrea c’è una lunga strada, via Jervis, dove sorgono gli antichi palazzi e i modernissimi stabilimenti Olivetti (oggi Vodafone e Wind). Al di là degli edifici ce ne sono altri che appartengono al Comune di Banchette; lì abito io.
 
Salvatore Pizzo