La mozzarella, la regina dei formaggi, un prodotto che dovrebbe essere uno dei pilastri della nostra economia è messo sempre più in pericolo dall’incapacità dei produttori aversani a consorziarsi.

Il nome Aversa è già sparito all’interno di quel consorzio della Mozzarella di Bufala Campana, che ha inspiegabilmente sede in una cittadina a sud di Caserta, San Nicola La Strada. Qualche settimana fa questa entità è stata ospitata a Domenica In, ma il nome di Aversa è stato del tutto dimenticato, a questa incapacità dei produttori aversani di promuovere il Made in Aversa, perdendosi genericamente nella denominazione Campania, si aggiungono anche quei comportamenti illegali che testimoniano l’interesse della malavita che cerca di inserirsi in tutti quei settori che sono redditizi. Un interesse che è una paradossale testimonianza, che enogastronomia significa anche reddito, soldi, ricchezza e turismo. Basti pensare cosa ha dichiarato recentemente il responsabile esteri di Rifondazione Comunista: “Negli ultimi mesi si moltiplicano le denunce sui traffici di latte di bufala o di cagliata proveniente da Paesi dell’Est”. Tuttavia, anche se non relativamente all’importazione del latte, qualche sistema protezionistico nella filiera lo si sta trovando, tra qualche mese ci sarà il “bollo ruminale”, un minuscolo chip che consentirà l’identificazione certa di tutti i capi bufalini della regione, andando ad aggiungersi alla marcatura auricolare, obbligatoria da tempo. La nuova iniziativa è nata dall’accordo, con oltre 170mila capi, la Campania è la regione con il maggior numero di allevamenti bufalini d’Italia, una peculiarità che oltre alla produzione del latte per la mozzarella può offrire anche uno sbocco nel mercato delle carni di qualità.
Sa.pi.

Di s.p.