Ormai siamo alla farsa, oggi con molta probabilità slitterà nuovamente l’udienza preliminare relativa allo scandalo rifiuti, frutto di un’inchiesta che punta l’indice sull’intreccio tra soggetti “padani” e “politici” campani in merito al dramma che in questi ultimi 15 anni è stato perpetrato dalla Campania. Mentre il mondo ci guarda, gli avvocati sembrano che facciano slittare l’udienza per uno sciopero della categoria, proclamato tempo fa.

Vista la situazione in questo caso avrebbero potuto fare un’eccezione, la Campania sta uscendo fuori dall’occidente progredito, siamo in emergenza su tutti i fronti, e loro trattano la questione come se fosse routine. I Pubblici ministeri della Procura di Napoli Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo, hanno chiesto il rinvio a giudizio di 28 persone, tra loro il Presidente della Regione Antonio Bassolino, i vertici della “padana” Impregilo e delle sue controllate Fisia Italimpianti, Fibe e Fibe Campania. Sono ipotizzati i reati di truffa e frode in pubbliche forniture, che lo scorso 26 giugno scorso ha potato ad un provvedimento cautelare firmato dal Gip Rossana Saraceno, che ha disposto il sequestro preventivo di somme per 750 milioni alle società del gruppo Impregilo, un sequestro impugnato ma che è stato confermato dal Tribunale del riesame, il provvedimento dispone anche l’interdizione alle società di contrattare per un anno con la pubblica amministrazione nel settore rifiuti. La richiesta di rinvio a giudizio riguarda tra gli altri Pier Giorgio e Paolo Romiti (figlio del più noto Cesare), l’ex amministratore delegato di Fibe Armando Cattaneo, l’ex direttore tecnico Salvatore Acampora, gli ex subcommissari per l’emergenza rifiuti Giulio Facchi e Raffaele Vanoli. L’indagine e’ partita nel 2003 in seguito ad alcune denunce: Fibe, Fibe Campania e Fisia Italimpianti sono stati i gestori unici dello smaltimento dei rifiuti in Campania dal 1998 al novembre 2005, quando un decreto poi convertito in legge, nel gennaio 2006, ha risolto d’autorità il rapporto di affido da Regione e società. La scorsa udienza fu rinviata perchè non furono correttamente notificati gli atti ad 80 dei 551 comuni parti offese e ad un indagato. Il paradosso vuole che la stessa Regione si sia costituita parte civile, contro il suo stesso presidente, ma oramai tutto sembra una tetra farsa. La prossima udienza è stata fissata per il 21 gennaio.

 Salvatore Pizzo