È stato un duro colpo alla malavita locale, quello messo a segno nella maxi operazione, condotta brillantemente nel giro di 36 ore, dagli uomini delle Fiamme Gialle del comando provinciale di Napoli e da quelli del comando dei Carabinieri di Giugliano.
La maxi retata, tra venerdì e sabato notte, è stata il frutto della sinergia di intenti degli uomini delle forze dellordine e di unazione capillare dellintelligence nostrana, fatta di appostamenti, infiltrazioni e pedinamenti, durata mesi. Le fiamme gialle del comando provinciale di Napoli hanno sgominato unintera rete capillare, dedita agli introiti illegali provenienti dal gioco dazzardo: due circoli ricreativi abusivi, adibiti a sale da gioco, uno situato nei pressi della Circumvallazione esterna di Villaricca e laltro nel centro cittadino del comune di Giugliano, sono stati posti sotto sequestro; così come sono stati sequestrati 47 videopoker contraffatti, 2000 euro in contanti, 10.000 gettoni metallici e cinque macchinette cambia denaro. Denunciate venti persone, tra cui diversi giocatori incalliti (anche unanziana signora intenta a giocarsi la pensione) e i gestori dei circoli. Laccusa è quella di gioco dazzardo e violazioni alle norme vigenti del Testo unico di Pubblica sicurezza. Laltra azione, condotta dagli uomini del comando dei carabinieri di Giugliano, contro il traffico internazionale di tabacchi lavorati esteri (Tle), ha invece dato un duro colpo alla malavita italo-romena, che operava a Qualiano e Villaricca, dedita al contrabbando di sigarette. Il traffico internazionale delle bionde, proveniente dalla Romania, andava a rinforzare illegalmente le casse del clan camorristico dei Pianese, operante nellarea di Qualiano. Sono stati arrestate 9 persone e sequestrato un TIR, con un carico di 5 tonnellate. Bisogna dare atto del nostro pieno appoggio alle Forze dello Stato, ai tutori dell ordine civile impegnati in azioni come queste contro la malavita locale, contro il selvaggio anti-stato, contro le organizzazioni camorristiche, che sfruttando la povertà delle nostre terre ne determina, oltre lulteriore povertà, anche la costruzione di un regno di delinquenza, covi di malvagità, terre di nessuno, terre di criminali e regno di stupidità. La camorra non è un modo di pensare, è solo un modo di agire. Se fosse un modo di pensare, ci vorrebbe poco per capire che è un modo di pensare regressivo e non progressivo. Quello di questi criminali è un modo di agire anti-sociale, perché non è costruttore di una società migliore; dunque, i camorristi non hanno cervello, ma sono solo determinati dagli istinti del loro modo di agire, come gli animali. Visto però che gli animali sanno vivere in branco e sanno adeguarsi (per istinto) alle leggi della comune convivenza, possiamo dire che i camorristi sono animali solitari, perché non sono rispettosi delle leggi del vivere civile comune, ma inventano delle loro leggi: sono, pertanto, determinati da istinti ancora più bassi rispetto a quelli degli animali. La camorra è una forza anti-statale sempre uguale a se stessa, per questo non si può parlare di uomini, ma di bestie. Gli uomini si evolvono e progrediscono. Le bestie rimangono sempre uguali a loro stesse. Gli uomini desiderano costruire una società civile ordinata, basata su regole collettive. I camorristi non vogliono una società civile fatta di regole collettive, ma vogliono solo imporre senza ragione le loro regole, regole che non sono collettive, ma individualistiche. I camorristi non sono uomini poveri, ma sono poveri uomini: sono prepotenti che nascondono tutta la loro impotenza dietro una bomba, una minaccia, un coltello, una pistola, un atto di sopraffazione; i camorristi non sanno discutere, ma se posti su un livello paritario di dialogo, dopo pochi secondi iniziano a sbraitare, si agitano e vogliono avere ragione, non una ragione che viene dalla testa, ma una ragione determinata dal loro istinto primordiale. Noi, uomini poveri, possiamo contrastarli con le nostre idee di giustizia e legalità: possono passare sul nostro corpo, ma non potranno mai toglierci le nostre idee. Nicola Palumbo