Tra le tante rivisitazioni che ha subito il Matrimonio Segreto di Domenico Cimarosa, non se n’era ancora vista una in versione discoteca. E’ stato un contesto di questo tipo quello che ha proposto a Spoleto, al suo esordio da regista, Paolo Rossi, che ha diretto l’opera più famosa del Cigno di Aversa nell’ambito della 64esima stagione del Teatro Lirico Sperimentale “A.Belli”. L’opera buffa cimarosiana, è stata “contaminata” da spot pubblicitari (veri), da scene di lap dance e personaggi della malavita.
Addirittura Geronimo il commerciante protagonista dell’opera cimarosiana ha un mitra appeso al collo, il Conte Robinson sniffa cocaina, il cameriere Paolino irrompe a bordo di un monopattino e ci sono dei valletti che usano persino la lavatrice e il televisore. Al di là della bravura degli interpreti, di fronte ad una rappresentazione simile è da ricordare che l’Opera Buffa era la comicità di quel tempo. Cosa ci sia di comico nell’assunzione di stupefacenti e nell’assunzione di droga è difficile da comprendere per un profano, che attirato da un cast giovane impegnato in un’”opera buffa” potrebbe ritrovarsi spaesato rispetto ad una situazione di questo tipo. Le scene sono state curate da Andrea Svanisci, ha diretto Dapiel Mailinez Dii de Tejada, gli interpeti sono stati i giovani vincitori del concorso indetto ogni anno dal Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto. Alla prima di giovedì c’è stata anche una protesta dei lavoratori del Lirico, che avevano una fascia nera al braccio, in segno di lutto, contro i tagli alla cultura.
Salvatore Pizzo – Flavia Capasso