caterino luigi

Luigi Caterino, opera di Carlo Capone

Didascalia sotto il ritratto: Luigi Caterino con alle spalle il Museo Archeologico Nazionale di Napoli

  (Osservatorio Cittadino)
LUIGI CATERINO

(L’Antichista)

Da quando, nel 1734, Carlo III di Borbone entrò in Napoli e prese possesso del regno delle “Due Sicilie”, cominciò per il Sud un lungo periodo d’indipendenza, rinascita politico-economica, e sviluppo culturale. In quest’epoca ricca di fermenti, infatti, Napoli diventò uno dei centri propulsori delle nuove idee illuministiche e dei parametri estetici del Neoclassicismo, che andavano rapidamente affermandosi in tutta Europa. Fondamentale, per questa generale rifioritura, fu, come sempre nella storia del regno, l’apporto delle province, dalle quali numerosi e raffinati ingegni si spostavano, andando ad alimentare il vivace clima intellettuale della capitale.
Figlio autentico dello spirito dell’epoca, fu il cav. Luigi Caterino.
Nato a San Cipriano d’Aversa il 25 giugno 1786, da Ambrogio e Francesca Corvino, compì i suoi primi studi nel Seminario di Aversa dal 1796 al 1810, e dovette mostrare precocemente le sue notevoli capacità intellettuali, dato che già nel 1808 lo troviamo come insegnante di retorica e lingua, passando due anni dopo, grazie all’interessamento del celebre Carlo Rosini (vescovo di Pozzuoli e Ministro della Pubblica Istruzione), prima ad insegnare nel succitato Seminario, e poi a Napoli come interprete dei papiri ercolanesi.
In poco tempo, dunque, il Caterino divenne maestro rinomatissimo e la sua vasta erudizione e capacità pedagogica gli valsero numerose cattedre di prestigio. Fu docente di Letteratura Latina, Diritto Canonico ed Ecclesiastico, di Archeologia Latina e Sacre Scritture, e di Etica. Nel 1828, poi, divenne decano della Facoltà di Teologia di Napoli, e sempre a Napoli fondò e diresse una scuola di lingue classiche che per circa venticinque anni fu un punto di riferimento importante nel panorama dell’istruzione della grande città.
Il Nostro godé di ottima stima anche presso i regnanti Borbone. Con l’ascesa al trono di Francesco I nel 1826, infatti, fu nominato educatore dei Reali Principi, ed in particolare di colui che sarebbe diventato presto “Re Ferdinando II” (forse, dopo Carlo III, il più importante tra i Borbone che cinsero la corona di Napoli). Il dott. Mariano Caterino, in una vecchia cronaca di famiglia, scrive che il fratello Luigi insegnò ai Principi borbonici “lettere latine e greche, geometria, geografia, catechismo e altre materie”; ma in un articolo del 1994, il prof. Francesco Terracciano ci riporta una testimonianza di Luigi Settembrini, tratta dal suo libro “Ricordanze della mia vita”, nella quale il rivoluzionario napoletano utilizza il Caterino per screditare il da lui odiato governo borbonico. Scrive il Settembrini: “Re Ferdinando, mi diceva don Luigi Caterino, suo maestro, era ignorante, non leggeva mai libri, scriveva con molti errori di ortografia. Egli come il padre e come l’avo non credeva virtù in altri, ne beffava il sapere, rideva dell’ingegno, non pregiava che la furbizia, chiunque sapesse leggere e scrivere era suo nemico…”. Non sappiamo se tale testimonianza sia autentica, ma sta di fatto che questo sovrano così stolto che “non credeva virtù in altri, ne beffava il sapere, rideva l’ingegno”, poco tempo dopo esser salito al trono, volle nominare il suo educatore “Cavaliere del Real Ordine di Francesco I” che, come ci ricorda il Capasso, era “onorificenza ambitissima, che si conferiva solo per insigni benemerenze civili”.
Il cav. Caterino fu eletto socio dell’Accademia della Religione di Roma, dell’Accademia Florimontana degli Invogliati, dell’Accademia Ercolanese, e fu direttore della Stamperia Reale. Fu inoltre un importante membro della “Commissione di Antichità e Belle Arti” della Giunta dei RR. Revisori.
E’ certo che scrisse molto, ma poco fu pubblicato, e un buon numero di suoi manoscritti di etica e di diritto sono andati dispersi. Ciò che resta a noi della sua opera, escluso il pregevole volume dal titolo “Elementi dell’arte stenografica”, è tutto legato al suo prezioso lavoro nel campo dell’archeologia. In particolare, già all’epoca, riscossero grande successo e furono largamente apprezzate due delle sue opere: l’interpretazione d’un papiro, ritrovato ad Ercolano, su cui era riportato un trattato del filosofo greco Filodemo, dal titolo “De Vitiis et Virtutibus Oppositis”; e un’opera in parecchi volumi nella quale sono catalogate ed interpretate 16524 monete antiche che lo scienziato Gioacchino Poli aveva lasciato in eredità a Francesco I, e che andarono a costituire il primo contributo per la realizzazione della Sala Numismatica al Museo Nazionale.
Luigi Caterino fu ricordato per molto tempo non solo come un grande erudito ed esperto di antichità classiche, ma anche come uomo “pio, caritatevole, liberale e di costumi illibati”.
Morì il 9 maggio 1834, alla giovane età di 48 anni, dopo essere stato colpito da apoplessia due anni prima.
Il suo amore per l’antichità greco-romana e per la scienza, oltre che la sua fiducia nell’importanza dell’istruzione, lo rendono per noi un perfetto rappresentante di quell’epoca di grandi cambiamenti che aprì la strada all’Europa moderna.

Germano Carotenuto

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