pastore luigi

Illustrazione di: Carlo Capone, sito web:www.carlocapone.it ; e-mail: caponart@alice.it

 

(Osservatorio Cittadino)

Didascalia sotto il ritratto: Luigi Pastore tra le rovine dell’antica Pompei

LUIGI PASTORE

(Il pittore ritrovato)

Molti aversani non sanno che se una mattina, svegliatisi con un incontenibile ed irrazionale desiderio estetico, scendessero le scale del proprio appartamento e, rimanendo nei limiti della loro città, si mettessero alla ricerca di autentici capolavori artistici, riuscirebbero a trovarli con molta semplicità. Certo, Aversa non è Firenze e non è nemmeno Napoli, eppure le sue rinomate “cento chiese” contengono un patrimonio artistico nient’affatto da sottovalutare. Guido da Siena, Angiolillo Arcuccio, Massimo Stanzione, Francesco Solimena, Francesco de Mura, Jusepe de Ribera, Cornelis Smet, sono solo i più noti tra i pittori che lasciarono un segno ad Aversa pur non essendo aversani. Ma nel corso dei secoli questa stessa nostra città diede i natali a numerosi artisti del colore e del disegno, che con il loro talento donarono grazia e “radiosità” ad edifici civili e religiosi. Tra questi ricordiamo doverosamente Cola e Ferrante Cardillo, Giovan Battista Graziano, Carlo Mercurio, Onofrio Marchione, Matteo di Palma, i fratelli Gennaro e Giuseppe Simonelli (nel ‘700), Giovanni e Gennaro Conti (nell’800). C’è però, tra questi artisti autoctoni, un nome che per molti anni rimase nell’oblio, pur essendo probabilmente superiore a tutti gli altri, e che solo recentemente ne fu tirato fuori, grazie al lavoro appassionato di sparuti, instancabili custodi delle memorie patrie (tra cui, sopra tutti, il giornalista Antonio Marino). Questo nome è quello del grande Luigi Pastore.
Se, ora, qualche nostro concittadino dovesse prender sul serio il mio (nemmen tanto) velato invito a recarsi in giro per la sua città, alla ricerca “del bello e del sublime”, ed incuriosito volesse vedere qualcosa di questo Nostro pittore, rischierebbe di girare in lungo e in largo senza riuscire ad imbattersi neppure in un suo piccolo bozzetto. Difatti, la gran parte delle opere del Pastore, furono commissionategli da nobili famiglie (non solo aversane) i cui discendenti, in molti casi, le conservano ancora privatamente, risultando così difficilmente accessibili al grande pubblico. Ma tutto sommato “chi cerca trova”, ed il nostro concittadino con un po’ di ostinazione potrebbe ritrovarsi nella Cappella Madre del Cimitero di Aversa, ove potrà scoprire con suo stupore che due delle otto tele ivi conservate recano proprio la firma “L. Pastore”. Le due opere in questione sono “Le Marie al Sepolcro di Gesù” e “Il Profeta Eliseo Risuscita il Figlio della Donna di Sunam”, la cui realizzazione fu affidata all’artista nel 1863 dall’illuminato Sindaco Gaetano Parente. Ad un osservatore sensibile e attento queste due tele riveleranno immediatamente lo spessore artistico della mano che le produsse.
Luigi Girolamo Pastore nacque ad Aversa il 25 maggio del 1834, in “Strada San Giovanni”. Suo padre Giuseppe fu egli stesso artista e presto si rese conto delle notevoli doti del figlio, che appena poté si iscrisse alla “Reale Accademia del Disegno” di Napoli. Qui fu allievo di Domenico Morelli, uno dei più grandi artisti napoletani dell’Ottocento, che fondeva verismo e tardo-romanticismo a modelli neo-secenteschi. Morelli assorbì tanto dei dibattiti che in Firenze andavano facendo i macchiaioli, e le loro idee resero la sua pittura più libera e meno “accademica”, soprattutto nell’uso del colore. L’influenza di Morelli su Pastore fu notevole, ed è chiaramente riscontrabile nelle sue migliori realizzazioni.
Il Nostro non tardò a farsi notare anche in Europa e, poco dopo aver chiuso l’esperienza dell’Accademia, con un suo acquerello raffigurante “Pompei”, oggi conservato al “Louvre”, suscitò un vivo interesse da parte di Napoleone III che progettò un’ulteriore collaborazione con l’artista “napoletano”. E c’è da credere che se l’imperatore non fosse stato travolto dalla guerra contro la Prussia, quell’acquerello avrebbe fatto la fortuna del giovane Luigi.
Il periodo d’oro della sua produzione va comunque collocato tra il 1865, anno della già citata “Le Marie al sepolcro di Gesù”, ed il 1876, quando, dopo sei lunghi anni di lavoro, portò a compimento l’enorme tela (m. 6 X 2,50) raffigurante “Il Tasso alla Corte di Ferrara”, in possesso della nobile famiglia Peccerillo di Casapulla e che è ormai unanimemente riconosciuta come il suo capolavoro. Fu in questo periodo che la sua attività andò intensificandosi; commesse importanti arrivarono da famiglie in vista come i D’Ausilio, i Maisto, i Frattini, i Russo, i Roccatagliata di Napoli. Presso gli eredi Carotenuto v’è un’opera intitolata “L’uscita dal cenacolo” ed un’opera giovanile che adorna la loro cappella cimiteriale denominata “La morte improvvisa”, firmata e datata 1850. Presso i Maurino, invece, v’è un bozzetto su tela conosciuto come “La resurrezione di Lazzaro”, risalente al 1902. Altre opere notevoli sono il bozzetto su tela raffigurante “Giustiziere con prono ai piedi di un colpevole” e “Il pentimento di Fanfulla da Lodi” conservati dai discendenti del Maestro, e poi “La congiura di Marin Faliero”, importante quadro andato perduto che fu di proprietà dei Roccatagliata.
Nessuna immagine è giunta a noi del nostro pittore, se non un magnifico autoritratto giovanile di proprietà di Umberto Pastore, nel quale è già evidente il brillante talento.
Ma la vita privata di Luigi Pastore non fu tranquilla. Dalla sua moglie, Teresa Romano, ebbe sette figli, di cui uno morì giovane, accoltellato durante una rissa, ed un altro, Alfredo, dovette patire le sofferenze della follia e dell’internamento nel Manicomio. Il suo stesso tenore di vita non era alto. Per quanto non gli mancassero le commesse, infatti, e nonostante fosse generalmente riconosciuto come un valido artista, per vivere si aiutava dando lezioni presso vari istituti aversani.
Ci sarebbe ancora tanto da scrivere su questa importante figura della storia cittadina, e non si può che guardare con favore ad alcune iniziative che in questi mesi hanno contribuito a riaccendere i riflettori sulla sua vita e le sue opere, come la pubblicazione del primo volume della collana “Storie aversane a fumetti”, ideata dall’ex assessore Nicola de Chiara, dedicato proprio a Luigi Pastore. Il 18 gennaio del 1913 perdemmo l’uomo, che si spense nella sua casa in via Plebiscito, ma a distanza di cent’anni tutti dovremmo collaborare affinché si ritrovi l’artista.

Germano Carotenuto

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