La decisione dei Ds di candidare alle prossime politiche l’ex Pm milanese Gerardo d’Ambrosio ha suscitato molte polemiche.

Gli esponenti del centro destra, Berlusconi in testa, ritengono che questa candidatura sia la prova che si trattasse di un magistrato schierato politicamente, (ha lavorato anche all’inchiesta “Mani Pulite”) e Gasparri di An lo accusa addirittura di aver condotto inchieste che miravano allo scioglimento del vecchio Msi, ritengono che questo sia il riconoscimento per la sua attività di “magistrato militante”. Dal canto suo il centro sinistra, Fassino in testa, ritiene che la precedente appartenenza alla magistratura di D’Ambrosio non implica nulla, perchè l’ex magistrato è in pensione da 3 anni. Per la verità un esponente di An poco noto ai più ma non meno importante, Guido Paglia, attuale direttore della comunicazione e delle relazioni esterne della Rai, ha dichiarato ieri al Corriere della Sera: “Altro che toga rossa! Gerardo d’Ambrosio è un magistrato, serio, garantista e scrupoloso”. Paglia parla della sua esperienza che risale al 1974, quando da militante di Avanguardia Operaia fu accusato ingiustamente di aver avuto un ruolo nella strage di Piazza Fontana, e l’allora giudice istruttore D’Ambrosio si rifiutò di arrestarlo, lo prosciolse ritenendo quelle accuse insussistenti. La questione è diventata ancora più rovente, quando il leader dei Ds nel rispondere alle imbeccate di Berlusconi, ha detto che il centro destra ha candidato magistrati, non ancora pensionati, negli stessi distretti dove facevano servizio. Anche la politica nostrana vive “il problema” di avere due magistrati impegnati, Nicola Graziano, (consigliere comunale e già candidato sindaco di Aversa per il centro sinistra), e Pasquale Giuliano (senatore di Forza Italia e sottosegretario alla giustizia). Graziano che all’epoca del suo ingresso in politica era ancora in servizio al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, dove è stato 7 mesi, prima di essere trasferito al Tribunale di Vercelli dove tuttora presta servizio, da noi contattato ha detto che la sua permanenza di: “a S. Maria non è rilevante”. Si è anche lamentato anche delle attuali norme che regolano l’ingresso in politica dei magistrati, le ritiene restrittive e pongono i magistrati in una situazione di svantaggio rispetto agli altri cittadini, anche se per lui che non è un parlamentare il problema si è risolto con il trasferimento in un altro distretto. Pasquale Giuliano, che all’epoca della candidatura era presidente di sezione penale a Santa Maria Capua Vetere, ci va giù più duro. Lui però ha il dente avvelenato, ricorda quando Violante venne ad Aversa attaccandolo, Giuliano ricorda ancora che in quel periodo la sinistra aveva candidato Nino Vacca alla presidenza della Regione, nonostante fosse un magistrato in servizio a Salerno. Giuliano, ricordando quel periodo, ha detto: “guardano sempre la pagliuzza negli occhi degli altri e non le travi che hanno loro”. Parlando della sua situazione, ha detto che la legge lo consente, già ma lo stesso vale anche per D’Ambrosio. Il parlamentare forzista ha detto che ci sono anche magistrati che hanno lavorato a casi che hanno avuto fortissime implicazioni politiche e che per motivi di opportunità dovrebbero valutare questo, non ha fatto mistero che ce ne sono anche di alcuni chiaramente orientati politicamente. Giuliano non vuole parlare della sua attuale posizione di magistrato, non ci ha voluto dire se rientrerà dopo l’eventuale conclusione dell’esperienza politica, ha taciuto anche relativamente al fatto se è collocato o meno fuori ruolo e quant’altro riguarda la sua veste di giudice, ha detto per “non personalizzare” la questione. La vicenda però è una questione personale in partenza, perchè riguarda singoli esponenti politici.

Salvatore Pizzo