Un Amministrazione Comunale che si pone al servizio dei cittadini, combatte i centri di potere ed è sicuramente volta ad una corretta ordinaria amministrazione ma anche a realizzare idee e progetti che concretizzino lantica vocazione della città quale capoluogo della Liburia per una Grande Aversa
RINASCIMENTO AVERSANO 2007I corsi e ricorsi storici hanno riproposto per Aversa la Normanna il periodo medievale dei nostri tempi. Il Medioevo, nella accezione comune, fino a qualche anno fa, era considerato un periodo buio. Ma solo perché non si conoscevano fatti storici che, con i recenti studi, lo hanno illuminato. Oggi possiamo dire che il Medioevo ha avuto le sue luci e le sue ombre. Quello vissuto negli ultimi anni dalla nostra città è stato senza dubbio un periodo abbastanza buio ma, nel rivivere la Storia, possiamo dire che qualche luce si è pur vista. Non butteremo il bambino con lacqua sporca! Bisogna, però, che le forze sane della città , almeno quanti fino ad oggi, privilegiando le proprie attività non hanno donato una parte del proprio tempo alla collettività, si rimbocchino le maniche e diano avvio al nuovo Umanesimo e Rinascimento! A questo punto della Storia, Aversa è stata fondata, si è formata ed è stata condotta ad una certa normalità. Ora occorre un salto di qualità mettendo al centro delle azioni amministrative lUomo, così come auspicato dal Santo Padre Benedetto XVI, realizzando un nuovo Umanesimo con labbinamento storico di un nuovo Rinascimento. Dar vita ad un Movimento per il Rinascimento Aversano significa mettere fianco a fianco uomini e donne con esperienze politiche in opposti schieramenti. Significa superare gli steccati ideologici che pur legittimamente permangono nella visione politica del mondo e mettere insieme un pool di Amministratori che, facendosi forti delle proprie esperienze professionali, umane e, perché no, anche politiche, possano condurre Aversa a vedere concretizzate tutte le sue nobili ed antiche vocazioni. Significa realizzare LA GRANDE AVERSA Riorganizzazione della città perché Aversa diventi nodo di una rete Per la città non servono, banalmente, più soldi ma occorre unazione che riformi profondamente il suo modo di funzionare, che sappia ridisegnare la mobilità, gli orari, i servizi, la vivibilità, lestetica; che usi le grandi potenzialità dellinnovazione telematica. Nella città servono, paradossalmente, i cittadini: almeno quelli che negli ultimi tempi sono stati praticamente espulsi dai centri antichi per la fatiscenza sempre più evidente. Ma la chiave del successo di una grande strategia sta probabilmente nelle capacità di prescindere dagli interessi particolari ovvero di sollecitarli facendo una mediazione tra i vari interessi per giungere al bene comune. Si tratta, in effetti, per mutuare una espressione oggi abusata, cioè di trovare lo interesse sostenibile. Occorre ricercare il dialogo fra Governo delle Amministrazioni sovraordinate e Città, Città ed Imprenditori, Imprenditori e Lavoratori, Pubblico ed Utenti privati attraverso la condivisione di obiettivi ed il coordinamento di azioni. Mettendo in equilibrio, quindi, i vari interessi e trovando, infine, lo interesse comune ovvero lo interesse sostenibile cioè lunico interesse utile per il bene della Città. E evidente, quindi, che tutto lo sviluppo della città non può che essere incentrato su una programmazione contrattata tra tutti : Organi Istituzionali e cittadini che partecipano al processo produttivo. Aversa ha grandi potenzialità. È Terra colma di beni culturali con una Storia gloriosa fin dalla fondazione della città. È sicuramente già nodo ferroviario. È sede di localizzazione di funzioni di primo livello quali le università e scuole di ogni ordine e grado ma anche di sistemi di attrezzature quali zone commerciali specializzate ed è il nucleo di una potenziale grande città in grado di veder realizzato un sogno come fu per New York oltre cento anni fa.. Il sogno realizzatosi a New York fu riportato in un articolo di Mauro Calamandrei sui 100 anni di quella città dal titolo: La città imperiale verso il terzo millennio. Testualmente si leggeva: New York compie centanni. La città che è diventata sinonimo di tutto quello che cè di meglio e di peggio nella vita moderna, era stata inventata la notte di capodanno del 1898, fra discorsi, spari di cannoni e fuochi di artificio, col matrimonio fra lisola di Manhattan, la città autonoma di Brooklyn e i quartieri di Queens, Bronx e Staten Island. Ad un secolo di distanza è difficile non ammirare la lungimiranza di quei primi esponenti della città. Il trionfo della loro strategia dimostra ancora una volta che le grandi città sono creature dellimmaginazione e della volontà degli uomini almeno quanto del convergere di forze naturali e di circostanze. Negli ultimi decenni del secolo scorso non cè dubbio che le città sono state il motore della storia, ma i due centri con maggiori probabilità di diventare la metropoli più importante sembravano essere Filadelfia e Chicago. La prima era stata la culla della repubblica ed era allora la sede dimportanti istituzioni artistiche e culturali e di alcuni dei più potenti gruppi finanziari e industriali; mentre Chicago sembrava il centro meglio preparato a dominare il futuro perché era il punto di convergenza di laghi, canali e ferrovie ed il fulcro di una delle regioni più ricche di risorse naturali del mondo. New York invece era unisola rocciosa in una zona priva di risorse particolari. Però aveva la fortuna di avere cittadini decisi a farla diventare la città imperiale. Bisogna mutuare latteggiamento dei cittadini di New York: per il rilancio della città occorre realizzare la Grande Aversa. Esaltare la cultura ed il turismo, nonché lartigianato ed il commercio intimamente indotti da quelli, avendone la città normanna tutte le premesse essendo intrinseche ad Aversa le caratteristiche di: città normanna ( da Aversa partì la civiltà normanna che portò a Federico II detto lo Stupor Mundi), città della musica, del commercio e dellartigianato ( città natale di Cimarosa, Iommelli ed Andreozzi nonché patria della mozzarella, delle scarpe, della polacca, della pietra di S. Girolamo etc.), città degli studi ( sede delle facoltà di Architetura ed Ingegneria nonché di scuole secondarie di ogni tipo di specializzazione con una antica tradizione di studi classici ma con una presenza di indirizzi scientifici e tecnici tra i più completi in Campania). Bisogna partire dalla considerazione che Aversa, sin dalla sua fondazione, viveva in sinergia con i suoi borghi (Tuberola, Luxanum, S. Nicola a Piro Casaluce ecc.) essendo nata essa stessa dalla acquisizione da parte di Rainulfo Drengot del borgo Sancte Paulum at Averze. Tra Aversa, Teverola, Casaluce, Carinaro, Cesa, e Gricignano ecc. non ci sono più, già da alcuni anni, soluzioni di continuità: è naturale pensare, quindi, la fondazione di una Grande Aversa mediante laggregazione dei summenzionati Comuni ottenendo una città di oltre centomila abitanti e, conseguentemente, ben degna di essere capoluogo della oggi tanto agognata Provincia di Aversa. Secondo le nostre valutazioni urbanistiche, supportate dalla legislazione vigente, la Grande Aversapotrebbe effettivamente costituirsi con grande giovamento non solo degli aversani ma anche per i cittadini dei Comuni contermini che, sempre godendo dellautonomia prevista dal comma 2 dellart. 15 del T.U. sullordinamento degli Enti locali, potrebbero costituire una città di grandi dimensioni (di cui, di fatto, già fanno parte!) con tutti i vantaggi e le potenzialità che questo comporta ( più peso in tutte le contrattazioni e maggior coesione nelle scelte e nelle gestioni che oggi richiedono la formazione di consorzi ad hoc). Ciò senza escludere la costituzione della Provincia di Aversa per la quale da anni si batte, meritoriamente, lapposito Comitato. Ma unire per concentrare gli sforzi sui grandi temi di interesse comune, sarà solo un passo successivo. Almeno dopo che si sarà realizzata la costituzione delle Circoscrizioni che può essere utile per decentrare i problemi circoscrivibili ad un ambito ristretto quale è, appunto, la Circoscrizione. In un primo tempo si potrà unicamente decentrare alcuni servizi e, successivamente, procedere alla vera e propria costituzione delle Circoscrizioni. Tenendo conto di alcuni fattori, quali la concentrazione della popolazione residente in alcuni ambiti, la formazione storica degli agglomerati urbani ecc., possiamo esprimere una vera e propria proposta di delimitazione dei confini delle Circoscrizioni ( o Rioni) che, anche in ossequio alla memoria storica abbiamo voluto così nominare: S. Paolo-Centro Normanno; S. Lorenzo; Savignano; Annunziata; Cirigliano. Le delimitazioni dovrebbero dare un dato demografico di popolazione residente di circa 10.000 abitanti per ogni Circoscrizione o Rione che dir si voglia. Si avrà, così, un funzionamento della città per mini Comuni, assimilabili proprio ai Comuni di Casaluce, Teverola, Carinaro, Gricignano e Cesa che, quindi, potendo funzionare come Circoscrizioni della Grande Aversa, chissà, potrebbero anche aderire ad una vera e propria fusione senza sentirsi privati del proprio campanile e dei propri rappresentanti politici. Il sogno che fu realizzato a New York potrebbe rimaterializzarsi per Aversa Normanna! Aversa, accresciuta di dimensioni ed importanza strategica, può ben essere considerata, allora, un nodo imprescindibile di una rete non solo nazionale ma che interessi tutta larea del Mediterraneo secondo i migliori studi di urbanistica recente. Urbanistica, cultura, turismo, artigianato e sviluppo sostenibile della città I vantaggi della Grande Aversa sono facilmente immaginabili in termini di miglioramento dei servizi in genere e di organizzazione programmatica del territorio in particolare. Nessuna distinzione più tra il cittadino aversano ed il cittadino dei Comuni contermini con elevazione della qualità della vita per quei cittadini che, così facendo, sono diventati parte integrante di una grande città pur vivendo in quartieri che, comunque, conserveranno una certa autonomia. (Ed a questo proposito, consentiteci di aggiungere che anche le periferie degradate della città, diventando quartieri con propria autonomia attraverso la costituzione delle Circoscrizioni, potranno vedere risolti gran parte dei propri problemi.) La rivoluzione urbanistica sostenibile, comunque, ci è offerta dalla recente Legge Urbanistica Regionale n° 16/2004. In primis, ai sensi del comma 3 dellart. 45, il Comune di Aversa è tenuto ad adottare il Piano Urbanistico Comunale (PUC) ed il Regolamento Urbanistico Edilizio Comunale (RUEC) entro tre anni dal perfezionamento della strumentazione urbanistica attuale. Orbene è evidente, anche per la grande opportunità che ci viene offerta, la necessità di por mano urgentemente alla redazione della nuova strumentazione urbanistica. Allarticolo 32, infatti, viene finalmente introdotta la concreta possibilità di applicare,a comparti ben individuati, la ormai famosa perequazione urbanistica. Con questa metodologia non ci saranno più terreni destinati allesproprio e terreni destinati alla edificazione che hanno costituito da sempre il modo di rendere ricchi alcuni ( ben noti e facenti parte dei gruppi di potere, trasversali e sempre in prima linea sia che avesse assunto il potere una Amministrazione di Sinistra che una di Destra!) e .. gabbati i più. Finalmente tutti i terreni del comparto avranno lo stesso potere edificatorio che vedrà così il compiersi di una giustizia sociale che ormai sembrava irraggiungibile. Ovviamente i vantaggi pubblici non saranno solo quelli descritti ma già ciò basta per rendere centrale al nostro Programma Elettorale la questione urbanistica. La dichiarata volontà di giungere ad una aggregazione di Comuni che possa vedere realizzata anche fisicamente una Grande Aversa, ci spinge a considerare la possibilità di una pianificazione del vasto territorio (concetto moderno di pianificazione per area vasta) che porterà, poi, materialmente a considerare come centrale della strategia di piano il recupero del centro storico normanno della città. Diventa, così, fondamentale lapplicazione della procedura prevista dallarticolo 17 comma 59 della Legge 15 maggio 1997 n. 127, così come recepito dallarticolo 120 del decreto legislativo 18 agosto 2000 n° 267 costituendo, cioè, una società mista pubblico-privato per la necessaria trasformazione urbana. La S.T.U. (Società di Trsformazione Urbana) può essere la chiave di volta anche per il recupero dei Beni Culturali. Infatti anche se la legge fu ispirata dalla necessità di riqualificare particolarmente aree industriali dismesse, si può applicare alla trasformazione e/o recupero di pezzi di città. Brani urbani degradati e, spesso, abbandonati come molti centri antichi che per effetto della avanzante urbanizzazione a danno del verde, hanno visto espulsi gli abitanti storici presto soppiantati, il più delle volte, da un ceto meno abbiente che, specialmente per il Sud, è costituito da vere e proprie colonie di extracomunitari. La legge 368/98, così come recepita nel Codice per i Beni Culturali sancito con il Decreto Legislativo n° 42 del 22 gennaio 2004, propone la possibilità di gestione del patrimonio culturale da parte dei privati. È chiaramente difficile, però, conciliare linteresse del privato che dispone del management capace di rischiare per produrre con maggiore efficacia ed efficienza (qualità di risultato e soddisfazione del cliente impiegando meno risorse ed ottenendo più risultati) con linteresse del pubblico che deve raggiungere una sorta di arricchimento collettivo (culturale, economico ecc.) che potremmo definire incremento di valore pubblico, teoricamente perseguito con le medesime attenzioni allefficienza ed allefficacia degli interventi. È opinione diffusa che la norma proposta non sia sufficiente a dare una svolta alla complessa questione in quanto, tranne per casi eccezionali come il Colosseo, gli Uffizi o il Prado, non si potrà avere mai una gestione che presenti un bilancio in attivo. La questione, però, è impostata in maniera limitativa in quanto il provvedimento legislativo va inquadrato nel vasto arco di possibilità offerte dalla legislazione vigente. Con le S.T.U. che sono state ideate per il recupero urbano, più che per la trasformazione, si è generalmente prevista la possibilità di affidare alle cure di una società ,con capitale a maggioranza privato, un pezzo definito di città dando facoltà di provvedere alla preventiva acquisizione, anche in concessione, delle aree interessate da interventi di trasformazione e/o recupero urbano, consensualmente secondo le modalità stabilite dallart. 5-bis del D.L. 11.07.1992 n° 33 convertito con modificazioni nella legge 8.08.1992 n° 359, ovvero tramite ricorso alle procedure di esproprio su mandato del Comune ( che con la perequazione urbanistica introdotta con la L.U.R. avrebbe proprio vita facile!), assumendo anche in concessione aree di proprietà degli Enti locali, per procedere poi alla trasformazione e/o al recupero ed alla commercializzazione delle stesse. La novità interessantissima è che il soggetto preposto alle cure è, sostanzialmente, un privato che si muove, però, con la forza del pubblico (in quanto questultimo partecipante alla azione societaria, preferibilmente in quota maggioritaria). Ovviamente il rapporto pubblico privato è regolato da una apposita convenzione che fissa i limiti e gli obblighi. È evidente allora che, poiché nel pezzo di città su cui si interviene, con un progetto globale che, ovviamente, è anche la sommatoria di progetti puntuali, sono da includere tra gli interventi possibili anche quelli sui beni culturali. Dovè la convenienza per la S.T.U., che agisce chiaramente per fini di utile economico, a considerare tra le priorità anche il recupero e la gestione di beni culturali? È evidente che il tutto va riguardato nel complesso dellintervento. I beni culturali, spesso abbandonati e degradati come lambiente che li circonda, rappresentano i veri attrattori di interesse per quel pubblico che si vuole invogliare a rianimare ed a far rivivere le parti necrotiche del corpo città. Il bene culturale, insomma, è interessante non tanto per lutile intrinseco che se ne può trarre dalla sua gestione ma costituisce parte integrante del prodotto complessivo che si realizza. Non deve essere, pertanto, il solo articolo di legge che deve interessare loperatore economico ma il combinato di opportunità offerte dalle varie leggi in materia che regolano il complesso campo dellurbanistica mercato beni culturali. In sintesi: lo sviluppo sostenibile della città di Aversa passa necessariamente attraverso un deciso rilancio dellurbanistica, della cultura del turismo, dellartigianato e del commercio! La strategia del Movimento, tradotta in Programma si muoverà alla ricerca di percorsi per il raggiungimento di OBIETTIVI Affari Generali e Programmazione Complessa Obiettivo: Mettere in atto tutte le procedure perseguibili per la valorizzazione delle risorse sfruttando gli incentivi finanziari disponibili; riforma e riorganizzazione della P.A., sviluppo delle nuove tecnologie ecc. Bilancio Obiettivo: Mettere in atto una strategia economica per reperire risorse specialmente con luso della cosiddetta finanza innovativa con la formazione di società di servizi a totale o parziale partecipazione pubblica. Edilizia Privata, Patrimonio ed opere pubbliche Obiettivo: ricercare un sistema che esalti la centralità dellinteresse pubblico ma in equilibrio con linteresse privato per realizzare un interesse sostenibile. Contenzioso ed Acquedotto Obiettivo: eliminare ovvero ridurre al minimo le cause dei contenziosi e dare impulso alla formazione di municipalizzate per il funzionamento di servizi quali lAcquedotto e/o altri servizi. Politiche Sociali Obiettivo: realizzare una compiuta giustizia sociale dando impulso a tutte le azioni volte alla integrazione degli immigrati senza trascurare il sostegno ai cittadini disagiati, portatori di handicap ecc. Università, Pubblica Istruzione, Edilizia scolastica Obiettivo: mettere in atto programmi per il raggiungimento della ottimizzazione dei servizi scolastici in genere curando i programmi di edilizia scolastica anche con il recupero di edifici destinabili allattività.. La presenza di strutture universitarie di notevole rilievo può caratterizzare la Grande Aversa con le connotazioni di una città universitaria come Perugia. Bisogna attivare i supporti politici e le iniziative a carattere cittadino in grado di far approvare la costituzione di un Politecnico per riunire le due Facoltà già esistenti sul territorio e rendendo, quindi, la sede accademica autonoma ed indipendente dalla SUN. Non più Seconda Università di Napoli ma Politecnico di Aversa. Igiene urbana, Verde pubblico, Arredo Urbano Obiettivo: mettere in essere un programma di privatizzazioni, anche con la creazione di municipalizzate, per il raggiungimento della vivibilità minima richiesta ad una città del XXI secolo attraverso una seria incentivazione della gestione del bene rifiuto per un completo circuito virtuoso di riciclo. Attivare meccanismi di aggregazione che possano vedere trattati i rifiuti a livello locale, magari realizzando il ciclo del maiale (cioè il ciclo del non si butta nulla!) con la creazione di una filiera del rifiuto con impianti di selezione, trattamento e riciclo. A tutto vantaggio dellAmbiente. Non solo, poi, cura dellarredo urbano ma organizzazione di spazi di aggregazione sociale. A volte bastano quattro panchine disposte con razionalità a generare un naturale spazio di aggregazione sociale. Negli anni Sessanta Settanta i giovani della Villa Comunale si riunivano attorno ad una certa panchina di riferimento! Turismo e Attività produttive Obiettivo: fare emergere la peculiarità di Aversa quale attrattore di turismo anche e soprattutto per la grande presenza di una vasta rete commerciale e di attività artigianali che, da sempre, la caratterizzano. La Città delle Cento Chiese è un naturale giacimento culturale. Bisogna solo far rinascere i beni culturali presenti sottraendoli alla giacitura. Cultura, Sport e tempo libero Obiettivo: Esaltare il substrato culturale rimarcando la grande tradizione culturale senza trascurare una riorganizzazione delle attività sportive e per il tempo libero specialmente coordinando le attività delle numerose associazioni presenti sul territorio.