Il fatto che il Clan dei Casalesi abbia contatti con personaggi insospettabili, “colletti bianchi”, non solo nella terra d’origine ma anche in luoghi che hanno sempre ostentato una certa immunità al fenomeno Camorra, è oramai un fatto risaputo. Più volte si è parlato dell’esistenza anche di una colonna parmigiana del Clan dei Casalesi, una delle più feroci organizzazioni criminali d’Europa che oggi fa capo a Michele Zagaria, uno dei latitanti più pericolosi d’Italia.

Due anni fa per la prima volta un imprenditore del Nord fu coinvolto in una vicenda giudiziaria relativa alla Camorra, si tratta dell’immobiliarista parmense Aldo Bazzini, che fu arrestato, con lui fu indagato anche il figlio Andrea (che ha patteggiato 2 anni) con l’accusa di aver aiutato i Casalesi a riciclare soldi sporchi in attività immobiliari. Bazzini, che in primo grado è stato condannato a 3 anni e 4 mesi, nei giorni scorsi per la prima volta ha deciso di raccontare la sua verità, affidandosi alla penna di Francesca Villani, cronista di giudiziaria de L’Informazione di Parma. Bazzini che è finito nell’occhio del ciclone per i contatti che ha avuto con Pasquale Zagaria (recentemente condannato ad 8 anni) fratello della primula rossa, ha detto: “Era un collega conosciuto per caso negli anni ’80 e che investì con me nell’acquisto di un palazzo a Milano. Che il fratello fosse un boss della Camorra,ovviamente, non avevo idea». Pasquale Zagaria ebbe anche un incontro con Giovanni Bernini, attuale Assessore della giunta comunale di Parma, quando era consigliere dell’allora Ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi. Bernini per questo è stato sentito anche come testimone. In merito alla sentenza di primo grado del Gup di Napoli, Aldo Bazzini ha annunciato ricorso in appello, e parlando di Pasquale Zagaria dice: «Quando l’ho conosciuto era un costruttore che lavorava soprattutto nel settore pubblico. Nel 2003,per l’acquisto di un palazzo a Milano ottenni un finanziamento dall’Unicredit di 5 milioni e 400mila euro, un milione lo tirai fuori io tramite lo scudo fiscale, 500mila euro me li prestò Zagaria». Gli inquirenti sostengono che le intercettazioni telefoniche che hanno raccolto provino la colpevolezza dell’uomo, e in base alla teoria del “non poteva non sapere”, hanno anche rappresentato che la figlia dell’ex compagna di Aldo Bazzini, anche lei coinvolta nell’inchiesta, aveva un legame sentimentale proprio con Pasquale Zagaria. Intanto nell’ottobre scorso il Gip di Napoli ha disposto il dissequestro di tre delle cinque società immobiliari di Bazzini (la Stendhal, l’Immobiliare Parma e la Maisonette). La scora estate un gruppo di protesta, il richiamo.org, affisse per le strade di Parma delle gigantografie di Michele Zagaria per sottolineare l’esistenza di suoi interessi nella provincia di ducale.

Salvatore Pizzo

Sopra Pasquale Zagaria, sotto una delle gigantgrafie attaccate a Parma