L’asse Parma Casapesenna – Casal di Principe

Le attività economiche che il Clan dei Casalesi svolgeva a Parma, grazie ad importanti appoggi locali erano ingenti: nell’estate del 2006 la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ha ottenuto il sequestro di beni per oltre 40 milioni di euro, per lo più nel parmense, dove i boss di Casapesenna e Casal di Principe avevano scelto di investire i capitali, sottratti alla nostra terra a suon di bombe, nel settore immobiliare ed edile. I contatti con gli amici parmigiani erano tenuti da Pasquale Zagaria (condannato in primo grado ad 8 anni e 10 mesi), si tratta del fratello del superboss latitante Michele. Secondo le accuse le società immobiliari che a Parma avevano come riferimento i “Casalesi” erano gestite dall’immobiliarista Aldo Bazzini (patrigno della compagna di Pasquale Zagaria, originaria della provincia di Brescia), che in primo grado è stato condannato a 3 anni e 4 mesi, in collaborazione con il figlio Aldo che ha patteggiato 2 anni (pena sospesa). Un ruolo lo avrebbe avuto anche la compagna di Bazzini, Anna Maria Errante, originaria della provincia di Cremona, che ha avuto 1 anno e 4 mesi (pena sospesa).

 

 

 

Quella prima notte di matrimonio

 

 

 

Dalle indagini della magistratura partenopea, emergono anche particolari curiosi: Andrea Bazzini che spesso si recava dalle nostre parti, avrebbe offerto come regalo di nozze ad uno dei personaggi più vicini al superboss Michele Zagaria: Massimiliano Caterino, noto come “O’ Mastrone”, il pagamento del conto dell’albergo dove ha trascorso la prima notte di nozze passata all’Hotel Vesuvio di Napoli nella notte tra il 16 ed il 17 luglio del 2003. La circostanza è documentata da alcune intercettazioni telefoniche.

 

 

 

Lo strano viaggio

 

 

 

Una circostanza che gli inquirenti non sono riusciti ad appurare, è uno strano viaggio che Pasquale Zagaria ha fatto nella notte tra il 10 e l’11 gennaio del 2003 da Casapesenna a Parma, insieme al fidato Pasquale Fontana. I due sono partiti in auto intorno 19 dalla Campania è intorno alle 00.30 sono arrivati nella città emiliana, e poi dopo poco meno di mezz’ora sono ritornati alla volta di Casapesenna. Cosa abbiano fatto non è chiaro, gli inquirenti, che hanno ricostruito il viaggio seguendo le tracce dei telefoni cellulari, parlano di “massima riservatezza” usata da Zagaria, secondo la DDA si sarebbe fatto prestare una macchina per non usare la sua.

 

 

 

 

 

I rapporti con Parma svelati dal pentito Dario De Simone

 

 

 

Gli inquirenti hanno rilevato che già nel 1988 si registra la presenza di un’impresa di Parma in Campania, in particolare nella zona aversana dove è destinataria di subappalti relativi alla realizzazione del raccordo tra le varianti alla SS 7 Quater Domitiana di Castelvolturno e di Lago Patria nonchè alla realizzazione del raccordo tra la SS 7 Quater Domitiana e l’asse di supporto alle ASI. Dettagli in merito a questi rapporti sono stati appurati grazie agli elementi forniti agli investigatori dal pentito Dario De Simone. Scrivono gli inquirenti: “In merito alla manovalanza locale e al fine di valutare quanto sia stata rilevante l’attività svolta dall’impresa in Campania, va tenuto in considerazione che dei 268 dipendenti impiegati dall’83 al 1990 ben 74 erano originari della provincia di Napoli e 39 della provincia di Caserta, mentre solo 42 della provincia di Parma”.

Salvatore Pizzo

 

 

 

 

 

 

 

 

nella foto sopra: Michele Zagaria, sotto Pasquale Zagaria