Durante l’udienza svolta davanti alla V sezione della Corte d’Apello di Napoli, Cipriano Chianese, avvocato, imprenditore e proprietario della Resit, situata al confine tra Giugliano e Parete, ha ricostruito le vicende sulla gestione del ciclo dei rifiuti in Campania in questi anni.

L’ex imprenditore deve risponde di associazione mafiosa, disastro ambientale, estorsione e avvelenamento delle acque. La Procura lo considera “l’inventore e ideatore dell’Ecomafia” il re Mida dei rifiuti, colui che trasformava il pattume in oro. In aula dietro le sbarre c’era anche Gaetano Cerci, imparentato con Bidognetti e legato con la massoneria di Licio Gelli.

Si tratta della 148esima udienza del processo contro le ecomafie nella Regione Campania, nella quale Chianese ha risposto alle domande del pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, Alessandro Milita, ricostruendo i rapporti con geometri, ingegneri ed architetti, di cui si serviva per mettere a punto i progetti di impermeabilizzazione della discarica. Inoltre, ha sottolineato di come entrava e usciva a proprio piacimento dagli uffici della Regione e della Provincia, svelando una connivenza della pubblica amministrazione.

Infine, l’avvocato paretano rispondendo sulla provenienza di molti rifiuti che arrivavano nella discarica Resit, in larga parte provenienti dal Nord Italia, si è difeso sottolineando la differenza tra rifiuti tossici e industriali, una differenza che gli consentirebbe di alleggerire la sua posizione processuale.

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