Nonostante Antonio di Pietro abbia portato l’Italia dei Valori ad un notevole incremento dei consensi, all’interno del movimento dell’ex Pm di Mani pulite ci sono dei problemi irrisolti, la cui persistenza alla luce della consistenza politica che ha assunto la formazione dell’ex magistrato, rischia di compromettere quella ventata di novità che rende Idv diversa, almeno in apparenza, dalla “vecchia politica”.
Se grazie alla politica del “Tonino Nazionale” il simbolo tira, a livello locale esistono esponenti che finiscono nelle assemblee elettive o in importanti ruoli politici pur raccattando poche preferenze, a volte ci sono casi imbarazzanti: persone che personalmente raccolgono meno voti dell’amministratore di un condominio, e che grazie al simbolo che tira si trovano catapultati su poltrone di prestigio. Una rendita di posizione che certamente non edificante. In un contesto simile è maturato addirittura un ricorso pubblico, nella forma dell’appello a mezzo stampa, da parte di un’iscritta oramai ex, l’avvocatessa Patrizia Caruso, che è stata candidata anche alla Camera. Da Parma, dove la destra rischia per la prima volta di strappare la provincia al centro sinistra, Caruso si appella ai vertici dell’Italia dei Valori,  lamenta un’irregolarità che sarebbe avvenuta al congresso per eleggere la rappresentante delle donne dell’Emilia Romagna, che già di per se è un’assise che non dovrebbe esistere. La parità tra uomo e donna dovrebbe essere una conquista oramai acquisita, gli uomini certamente non hanno un rappresentante della componente maschile. A scrutinio già chiuso in quest’assemblea di sole donne, secondo quanto lamentato dall’avvocatessa di Parma, una dirigente del partito avrebbe preteso di votare lo stesso non avendolo fatto prima, ribaltando così l’esito del voto oltre il tempo massimo. L’avvocato Caruso ha chiesto lumi ma per adesso nessuno ha mai risposto.
s.p.

Di s.p.