Mentre i vertici della Confesercenti da Napoli lanciavano il loro grido di dolore relativo alla piaga del racket nel nostro territorio, ad Aversa spuntava il dubbio sul comportamento di alcuni avvocati, e testimoni, nelle cause che si svolgono davanti ai Giudici di Pace.

Secondo la Confesercenti ad Aversa il 70% dei commercianti paga “il regalo per i carcerati” chiesto dalla Camorra, quello che in SiciIia si chiama “pizzo”. Lo sconcertante dato è stato espresso dal presidente nazionale della stessa organizzazione, Marco Venturi, che ha presieduto a Napoli una riunione della Giunta nazionale della sua organizzazione per portare la solidarietà alla Confesercenti locale, vittima del furto di una cassaforte con documenti e denaro e di minacce al direttore generale. Venturi ha detto ai giornalisti che il racket nel Mezzogiorno in qualche caso colpisce anche uffici e condomini. Se di questo problema si parla spesso, senza mai arrivare a risultati concreti, quello sui risarcimenti che il Comune di Aversa è costretto a pagare a cittadini che si costituiscono in giudizio contro l’ente era, rimane un fatto più sottaciuto ma non meno grave. A gettare il classico sassolino nello stagno è stato l’assessore Rotunno, il quale ha evidenziato che ogni settimana il Comune riceve mediamente una decina di richieste di risarcimento, per i danni subiti dagli automobilisti in transito sulle strade aversane. Quasi sempre i giudici di pace di Aversa condannano il Comune a risarcire questi danni, purtroppo si tratta di procedimenti in cui il danneggiato ha i testimoni che asseriscono di aver assistito a “micro” sinistri stradali, in cui le auto si danneggiano. Rotunno dice che ad avanzare queste richieste sono sempre gli stessi avvocati, e che questi incidenti avvengono sempre a tarda ora sulle strade che portano fuori dal territorio comunale, l’assessore vorrebbe capire anche se ci sono sempre gli stessi testimoni in questi processi, ma per questo sarebbe auspicabile qualche passo formale presso la Presidenza del Tribunale per sollecitare un monitoraggio dei testimoni, per poi verificare se effettivamente sono sempre le stesse persone.

Di red