L’ennesimo scandalo ambientale ha portato agli arresti 14 persone, tra questi molti cosiddetti colletti bianchi di alto livello, tra loro: Marta Di Gennaro, ex vice di Guido Bertolaso alla Protezione Civile, e il prefetto Corrado Catenacci, ex commissario ai rifiuti nella Regione Campania, l’ex direttore generale del ministero dell’Ambiente Gianfranco Mascazzini.
Tutti e tre sono ai domiciliari, complessivamente sono 14 gli arresti: 8 in carcere e 6 ai domiciliari. Le ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite dai Carabinieri del Noe, tra Napoli, Roma, Caserta e Parma, nella città emiliana cercavano uno degli indagati che però è stato rintracciato a Pordenone. Le accuse a vario titolo contestate sono: associazione per delinquere, traffico illecito organizzato di rifiuti, smaltimento illecito di rifiuti, scarichi non autorizzati di rifiuti, disastro ambientale e falso ideologico in atto pubblico. Ci sono anche 38 indagati a piede libero, tra loro anche l’ex presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, l’ex capo della sua segreteria politica Gianfranco Nappi e l’ex assessore regionale all’epoca della giunte bassoliniane Luigi Nocera. Gli inquirenti ritengono che sia stata posta in essere: "L’esistenza di un accordo illecito tra pubblici funzionari e gestori di impianti di depurazione campani che ha consentito, per anni, lo sversamento in mare del ‘percolato’ (pericoloso rifiuto liquido prodotto dalle discariche di rifiuti solidi urbani), in violazione delle norme a tutela dell’ambiente". L’indagine è il prosieguo dell’operazione “Rompiballe”, che ha già portato all’arresto di 25 indagati per traffico illecito di rifiuti. Gli inquirenti parlano di "gravi indizi di colpevolezza nei confronti di ex uomini politici, professori universitari, dirigenti della pubblica amministrazione e tecnici delle strutture commissariali che si sono avvicendati al Commissariato per l’emergenza rifiuti della Regione Campania dal 2006 al 2008 che, in qualità di responsabili del processo di smaltimento del ‘percolato’ prodotto dal sistema regionale, utilizzavano gli impianti di depurazione di acque reflue della Regione Campania contribuendo all’inquinamento del tratto costiero del litorale napoletano". "Non c’è la volontà politica da parte delle forze politiche di risolvere l’emergenza rifiuti in Campania" ha sottolineato il procuratore di Napoli, Giovandomenico Lepore. "Si parla solo – ha detto – ma non si è fatto ancora nulla, non è possibile che un’emergenza duri 16-17 anni". In pratica gli inquirenti hanno appurato che il percolato delle discariche finiva direttamente in mare, devastando la costa nelle vicinanze del litorale di Cuma. Uno degli arrestati, Corrado Catenacci, è purtroppo un amaro ricordo per Aversa e la sua economia. Quando l’ippodromo “Cirigliano” iniziò ad essere attaccato le prime volte dalla Camorra e guardacaso quando la concorrenza, fino ad oggi mal riuscita, dell’impianto salernitano di Pontecagnano ebbe i suoi inizi, Catenacci era Prefetto di Caserta (con competenza anche su Aversa), il suo modo di difendere il “Cirigliano” e la gente che ci lavora fu quello di chiudere d’autorità le attività. Uno strado modo di difendere le vittime della Camorra. Successivamente Catenacci è stato anche assessore del Comune di Pontecagnano.
Salvatore Pizzo
Salvatore Pizzo