Tutti coloro che vivono nel nostro territorio sanno che quanto è stato raccontato nel libro “Gomorra” di Saviano, anche se raccontato con il taglio dello scrittore, dal punto di vista giornalistico non costituiva alcuna novità: con altre parole e con le modalità proprie dei cronisti, quegli scenari vengono raccontati quotidianamente da decine di giornalisti locali che operano nella zona Aversana.

Molti di loro sono stati vittime di veri e propri atti intimidatori (altro che presunte minacce espresse verbalmente), ma non avendo alle loro spalle editori potenti, i circuiti mediatici che contano li hanno sempre ignorati. Facendo credere che l’unico coraggioso fosse Saviano (in ordine cronologico solo uno degli ultimi ad arrivare su quelle notizie). Qualche esponente del Clan dei Casalesi è stato anche condannato in via definitiva per aver minacciato ed intimidito cronisti locali. Dei veri kamikaze della notizia figli di un “dio minore”. Non sappiamo se Saviano abbia realmente copiato gli articoli del Corriere di Caserta e Cronache di Napoli, così come ritiene una sentenza della Corte d’Appello di Napoli che ha condannato lui e la berlusconiana Mondadori, che lo editava, al pagamento di 60mila euro. Di certo, da lettori della stampa locale, sappiamo che Gomorra non è stato il primo a raccontare i fatti terribili delle nostre zone. Anche le minacce che vengono ascritte contro Saviano sono atipiche: se esponenti apicali del Clan dei Casalesi, contenti di farlo, hanno interpretato se stessi nel film Gomorra, tratto dall’omonimo libro, perché dovrebbero minacciare chi indirettamente gli ha dato la possibilità di bucare il grande schermo da divi, dopo che le loro gesta criminali erano relegate solo sulla stampa locale?
Salvatore Pizzo
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