Tra Fondazione Banco di Napoli e San Paolo Imi Banco di Napoli è ormai scontro. Tutto è venuto a galla lo scorso 21 aprile quando nella città partenopea si è svolta l’assemblea pubblica in cui ha “debuttato” il nuovo presidente dell’istituto credito, Alfonso Iozzo.

All’evento era presente anche Adriano Giannola, presidente della Fondazione Banco di Napoli il quale durante l’evento, come ha già riportato il Corriere del Mezzogiorno, ha fatto notare ai vertici della banca piemontese che controlla il più grande istituto di credito del Sud, che veniva usato lo storico logo del 1905 (nella foto), e che negli anni ’40 fu iscritto nell’Albo dei segni araldici come appartenente al Banco di Napoli ente morale. La Fondazione ha fatto sapere che se i torinesi continueranno ad usare quel simbolo ricorrerà alle vie legali, ieri abbiamo chiesto lumi alla Banca San Paolo Imi, e ci hanno confermato che loro ritengono di poter usare quel simbolo. Apparentemente si tratta di una questione di principio, di quelle che nel settore bancario non siamo abituati a vedere, ma tutto lascia comprendere che dietro questo scontro, si nasconde l’atavico dramma delle banche del Nord che controllano il credito nel Sud. Il simbolo reca in se quattro stemmi: Banco della Pietà (in alto a sinistra), Monte e Banco dei Poveri (in alto a destra), Banco dello Spirito Santo (in basso a sinistra), Banco di San Giacomo e Vittoria (in basso a destra). Un qualcosa insomma che appartiene alla storia del Meridione d’Italia, quello stesso Sud a cui si ispira la nascitura Banca del Sud di cui guardacaso Giannola è presidente onorario, e se questo è il contesto in cui la polemica nasce, visto il clima che si è creato, per il prossimo futuro c’è da aspettarsi scintille.

Salvatore Pizzo