In questi giorni difficili che il nostro territorio sono stati molti gli interventi del Cardinale Crescenzio Sepe, che si è incontrato anche con il Presidente del Consiglio Romano prodi. ”Lavoro per i disoccupati e sostegno a chi non ce la fa a sbarcare il lunario”. E’ l’appello lanciato dal prelato dopo la cerimonia in onore dei defunti celebrata ieri nella chiesa madre del cimitero partenopeo. ”Tutti insieme -ha aggiunto Sepe- dobbiamo dire basta con il sangue a Napoli.
L’azione criminale di pochi non prevalga sulla stragrande maggioranza di cittadini che vuole vivere serenamente. Questa escalation di violenza non puo’ continuare a sporcare il volto di Napoli, che vuole restare pulito”. Dopo lincontro con il premieri ha detto: ”Credo che la visita del presidente Prodi segni un momento importante per la ripresa della speranza a Napoli, citta’ che ha bisogno di aiuto per risollevarsi. ‘Abbiamo parlato di vari problemi -ha detto l’arcivescovo – che Prodi conosce bene e c’e’ la forte volontà di affrontarli. La città, e con essa la chiesa di Napoli, sta vivendo giorni di grande sofferenza e di forti tensioni. Di fronte a questo tentativo di violenza, che opprime e offende la dignità di ogni uomo, sentiamo sempre più forte ed urgente la necessità, come Chiesa, di restituire al nostro territorio la forza dell’amore, della condivisione e della comunione”. il Cardinale di Napoli ha deciso anche di indire una giornata di preghiera e di digiuno per martedì 7 novembre. La giornata si concluderà con una Veglia, nella serata dello stesso giorno, nella Chiesa Cattedrale alle ore 20. ”Pregare e digiunare, due mezzi apparentemente insignificanti che hanno la forza della debolezza e la potenza di attraversare le nubi e giungere al cuore del Padre- dice Sepe- Preghiera e digiuno con la carità, ci otterranno dal Signore il dono della concordia, certi che ‘l’amore vince l’odio e la vendetta e’ disarmata dal perdono. Affido, sin da oggi, questa giornata straordinaria alla Madonna Santa, Regina di Napoli e alla intercessione di San Gennaro. Napoli e’ stata lasciata vivere alla giornata, ma Dio non le ha voltato le spalle. Dio non ha voltato le spalle a Napoli. Se anche questa – perfino questa – può essere la domanda che, allo stremo di ogni speranza, può sorgere nell’animo di chi vede la città piegata e piagata dalla violenza, ciò che occorre – sottolinea il porporato in una nota – è mettere un punto fermo alla risposta e dare conto dell’angoscia che viene da un interrogativo così estremo. Nessun male e’ tanto grande da far velo alla misericordia di Dio”. ”Napoli – osserva l’arcivescovo – non e’ un male, neppure quando i riflettori continuano a non darle requie e a mettere a fuoco, impietosamente, una a una, le sue molte piaghe; neppure e’ il corollario dei suoi tanti, troppi aggettivi: sporca, violenta, spietata. Napoli resta sempre il soggetto di una grande storia che fatica a farsi luce tra le tinte fosche che avvolgono molte sue vicende quotidiane. Napoli non e’ un grumo di cronaca nera”. Il cardinale inisiste: ”Occorre ricordarlo- e rivendicarlo – proprio mentre l’assedio serra le fila, intensificando i colpi di una violenza sempre più cieca e scellerata, spargendo a piene mani il veleno della sopraffazione consueta e ordinaria, rendendo, inoltre, sempre più sfumato il concetto di normalità applicato alla vita quotidiana. Intorno ai mali di Napoli si estende un territorio senza più confini”. Secondo il cardinale Sepe, ”la politica – a tutti i livelli, nazionale e locale – non ha potuto dare ciò che non aveva: la capacità di guardare avanti e lontano. E quando Napoli non vede davanti a se orizzonti larghi è una città a cui viene a mancare il respiro e, talvolta, la ragione. Napoli ha bisogno di ritrovare i suoi orizzonti. Ecco il punto d’arrivo, ecco il progetto, ecco anche la strategia. Un orizzonte non si costruisce, esiste già. Ma può essere ostruito, come avviene a Napoli, dove la visuale appare negata più che nascosta”. Secondo Sepe ”il primo punto di un progetto per la città non può che puntare a rimettere in sesto cio’ che oggi e’ nascosto o soltanto appannato. Napoli ha bisogno del suo – della sua storia, delle sue radici – molto più che di nuovi contingenti di soldati per strada”. ”Sia chiaro: è prezioso l’apporto delle forze dell’ordine e il loro ruolo nella lotta al crimine e nel ripristino della legalita’ e’ indispensabile. Ma trattare Napol semplicemente come un problema di ordine pubblico non puo’ essere vero oggi e non sara’ vero domani. Pur sotto il peso di riflettori che trasmettono al mondo l’immagine della citta’-violenta, Napoli – dice Sepe – e’ tuttavia un grido alla coscienza di tutto il Paese, affinche’ la deriva della storia e delle radici non trasformi tutto, non solo Napoli, in un problema di ordine pubblico. Gli orizzonti sono appannati un po’ dappertutto, e a Napoli corre l’obbligo di liberare piu’ in fretta possibile la linea del proprio orizzonte. Il dramma e’ diventato la sua rappresentazione quotidiana. Ma il primo dramma da tenere lontano e’ quello della rassegnazione e del cedimento. A tutti i livelli. La mobilitazione che in questi giorni ha interessato le istituzioni e la societa’ civile – anche al di la’ delle diverse posizioni – significa qualcosa in piu’ della semplice reazione alla nuova offensiva criminale”. Importante anche il ruolo che deve esercitare la Chiesa. ”Da parte sua – dice il cardinale Sepe – la Chiesa e’ pronta a fare ogni giorno di piu’ cio’ che ha gia’ fatto. Lo stato di mobilitazione, tra le file dei suoi sacerdoti e dell’intera comunita’ ecclesiale, e’ una condizione ordinaria del suo operare tra la gente. I suoi sono gia’ schierati e indossano la divisa mai usurata della speranza. Una speranza che non ha niente a che fare con la consolazione o con il pietismo, e che non impedisce di guardare in faccia la realta’ in tutti i suoi aspetti. In questo senso dice ancora- non mancherà – e semmai avrà piu’ forza – la denuncia che continuerà ad essere dura e implacabile nei confronti di chi, attraverso la violenza e il malaffare, infanga se stesso e la città. Ne’ mancherà una cura più attenta ai bisogni di una comunità che vive con disagio questa nuova offensiva del crimine, organizzato e no. Come un’eredita’ sempre più preziosa ritorna il ricordo della consegna che Giovanni Paolo II affidò a Napoli nel corso della sua storica visita di sedici anni fa. Sono parole per l’oggi e anche per il domani della citta’. Sono parole sulle quali ri-costruire il nostro futuro. E’ questo il senso della speranza che diffonde la Chiesa di Benedetto XVI e che riporta alla vicinanza di Dio, anche alla Napoli di questi giorni”, ha concluso il Cardinale.