Se esponenti dei Casalesi hanno partecipato alla realizzazione di Gomorra, significa che non hanno paura del libro edito dalla Mondadori, quindi chi sono veramente quelli che minacciano Saviano?

Ci risiamo, ormai contiamo il sesto arresto di una persona che ha fatto parte del cast di Gomorra. A questo punto appare superfluo chiedersi: se esponenti e gregari del Clan dei Casalesi hanno partecipato a pieno titolo alla realizzazione del film “Gomorra”, tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore Roberto Saviano, pare assai strano che lo stesso sodalizio criminale minacci l’autore del libro quando i suoi appartenenti (alcuni anche di un certo spessore criminale) hanno contribuito in prima persona, e regolarmente remunerati, a diffondere il film recitando se stessi. Non avrebbero potuto farlo senza il sì dei boss, certi sgarri si pagano con la vita, quindi qualcosa non quadra. Chi sono quelli che minacciano Saviano? Il giovane scrittore peraltro ha raccontato fatti che già molti cronisti ci raccontavano con i loro articoli.

L’ultimo gomorrista a finire in carcere è stato il 47enne Marcello D’Angelo, comparsa nel film, ritenuto affiliati alla fazione dei Casalesi che fa capo alla famiglia ‘Venosa’, che fa capo a Luigi Venosa, alias “Giggino O’ Cucchiere”. Secondo gli inquirenti lui e la moglie, Anna Iannone di 40 anni, avrebbero estorto somme di denaro agli inquilini abusivi che occupano appartamenti che una volta ospitavano i militari della Nato al ‘Parco Saraceno’ di Pinetamare di Castelvolturno. Territorio controllato dai boss dove erano state effettuate anche riprese del film ‘Gomorra’ D’Angelo è solo l’ultimo di una lunga serie di arrestati, guarda caso tutti dello stesso “giro” camorristico. Prima di lui è toccato al nipote del boss Giovanni Venosa, una delle prove viventi che il Clan dei Casalesi non teme il prodotto editoriale “Gomorra”. Venosa, detto “Giuvann O’Russ”, nel film è il giovane boss che richiama più di una volta i due ragazzini che non stanno agli ordini. La prima sezione penale del tribunale di Santa Maria Capua Vetere lo ha condannato per estorsione aggravata dal metodo mafioso a 13 anni e 10 mesi di carcere. Secondo le accuse tra il 2008 e il 2009, pur dovendo essere detenuto nella casa lavoro di San Giuliano Saliceto in provincia di Modena, si recava a Castelvolturno dove si occupava di estorsioni. Stando agli inquirenti una volta trascinò per i capelli il titolare di un ristorante, mostrando la pistola mentre era in corso un banchetto con numerosi invitati. A far scattare l’inchiesta hanno contribuito anche le denunce dell’ex sindaco Francesco Nuzzo. Il pm Luigi Landolfi aveva chiesto per Venosa la condanna a 24 anni di carcere.

Un altro finito nei guai è stato Nicola Battaglia, 20 anni di Giugliano, nel film è uno dei ragazzi sottoposti alla prova di coraggio per essere ammessi nel clan.

L’elenco continua con il cantante neomelodico Raffaele Migliaccio, 24enne di Casoria in arte “Raffaello”, dopo aver aggredito un vigile del fuoco a Napoli ha assalito anche gli agenti intervenuti per fermarlo, è stato accusato di oltraggio, minacce, lesioni, violenza e resistenza a pubblico ufficiale e porto abusivo di arma da taglio, fu condannato per direttissima a 1 anno. Una sua canzone “La nostra storia”, è stata utilizzata nel film e recentemente, durante un concerto a Palermo, ha salutato “gli ospiti dello Stato”.

Significativo è il ruolo un altro attore di Gomorra, Bernardino Terracciano (l’uomo che secondo Spagnuolo avrebbe messo in contatto Cirillo e Garrone) 53 anni di Villa Literno, che nella pellicola interpretava proprio “Zì Bernardino”, lui è coinvolto nell’indagine “Domizia”, con lui sono coinvolti anche la moglie di Giuseppe Setola, Stefania Martinelli.

L’elenco prosegue con Salvatore Fabbrocino, fermato in un’indagine relativa allo spaccio. Un altro attore che nel film interpreta “Pisellino”, fu fermato dagli inquirenti nel corso di un controllo scattato durante il banchetto nunziale di un altro personaggio in odore di Camorra.

Tutte queste cose le sappiamo perché le hanno scritte decine di cronisti coraggiosi, che senza scorte e senza aver scritto “Gomorra” rischiano la pelle in silenzio. Lavorano per quei giornali che il super scortato Roberto Saviano ha denigrato, senza contraddittorio, in una trasmissione di Rai Tre.

Nell’occasione dell’arresto di Venosa, che è indagato anche per altre vicende avvenute nel modense, il deputato Maurizio Gasparri disse: “Più che per il record di incassi, Gomorra resterà alla storia come un film sfigato. Almeno per i presunti attori che vi hanno partecipato. Continuano a fioccare arresti di criminali a suo tempo stoltamente ingaggiati con ruoli da protagonista e poi ritrovati con le mani nel sacco. (…) Gomorra, sul cui valore civile non discutiamo, si sta rivelando sempre di più un film che di fatto ha finanziato dei criminali. E’ vero che andava rappresentata una verità estrema, ma era proprio necessario assumere dei delinquenti? La realtà ha veramente di gran lunga superato la fantasia. Tanto più che, come dovrebbero sapere Saviano e i produttori, c’è il rischio di continuare a remunerare dei camorristi”.

Salvatore Pizzo

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