Notizie incontrollate relative agli alimenti italiani possono ripercuotersi su tutto il comparto, per questo dopo i falsi allarmi relativi alla Mozzarella e non solo, a Parma stanno correndo ai ripari. Nelle scorse settimane sottolinea Fabio Massimo Cantarelli (nella foto) Presidente del Consorzio Agrario di Parma – la stampa ha passato tre inquietanti notizie in materia di contaminazione agro-alimentare.
Lepisodio della diossina che ha messo in crisi lintero comparto di produzione di mozzarella della Campania, le adulterazioni del vino che ricordano lo scandalo del metanolo del 1986, allorché si registrò un calo dei consumi del 37%. Infine due episodi della variante umana della mucca pazza in Spagna. Colpendo uno dei prodotti di eccellenza del Made in Italy si corre il rischio concreto che vengano travolti anche altri prodotti. In particolare per una provincia, come appunto quella parmense, per la quale i prodotti tipici rappresentano uno dei principali motori delleconomia locale, i danni potrebbero essere incalcolabili. Parmigiano, Prosciutto di Parma, Culatello di Zibello, Salame di Felino ma anche Vini dei Colli e Funghi di Borgotaro, rappresentano oltre che degli straordinari cibi e importanti risorse economiche, anche dei forti richiami turistici. La trilogia, bontà qualità salutistica e tradizione sono elementi fondamentali da salvaguardare. Dice Cantarelli: Proprio per tali ragioni, una delle prime iniziative che ho adottato da quando sono presidente del Consorzio Agrario di Parma è stata quella di rafforzare i laboratori, affinché i mangimi del CAP assicurassero una elevata qualità sotto il profilo della sicurezza alimentare. In questa circostanza, nella quale si mette in discussione la qualità, non solo del vino, non solo del latte di bufala, ma di tutta la produzione alimentare italiana, dobbiamo controllare accuratamente i nostri processi produttivi. Dobbiamo vigilare in modo penetrante e in modo serio affinché tutto il comparto non possa essere assoggettato a rischi di discredito a livello internazionale.