Il direttore di questo giornale è uno dei pendolari che viaggiano a bordo dellespresso 830, il treno che la domenica sera stracarico di braccia e menti del Sud che lavorano nellopulento Nord parte da Salerno ed arriva a Milano, lasciando braccia e cervelli pagati una miseria (ma almeno pagati e regolarmente pure) da Bologna in su.
Una sorta di girone dantesco zeppo di dannati che sono costretti ad andare al Nord pur volendo rimanere al Sud, un serpente di carrozze così colmo che nessuno si scandalizza se si dorme per terra accovacciati conquisandosi a stento lo spazio per ranicchiarsi nel corridoio, ma bisogna essere fortunati per trovare posto, gli snelli sono avvantaggiati, e chi scrive lo è, riescono ad avere la possibilità di dormire lasciando persino lo spazio al carrellino bar che passa anche in piena notte. Latavica fame di lavoro che ci affligge, costringe queti poveri diavoli a trasferirsi lontano, laddove non vorrebbero andare, dove ancor oggi ci chiamano terroni eppure più di noi questi "padani" discendono dalle orde barbariche che dal nord invasero la penisola. Se ce nè andiamo la prima cosa che chiudono sono gli ospedali, le scuole, le questure e le caserme dei carabinieri, ma lelenco potrebbe continuare allinfinito. Tuttavia la necessità prevale e con lamaro in bocca che diventa spesso rabbia latente o intemperanza verbale, si parte per iniziare una vita fatta di saliscendi su e giù per lo stivale. Molti di questi viaggitori forzati hanno mogli, figli, fidanzate, parenti che vorrebbero avere con se, ma non possono portare la famiglia al Nord, la paga di operaio non lo permette, fittare una casa per un nucleo familiare è impossibile con lo stipendio che si prende, quindi si preferisce la soluzione più comoda (un termine che in una situazione di questo tipo è un eufemismo): risparmiare soldi da portare a casa dopo aver preso lo stipendio, ma mettere da parte dei soldi vivendo a mille chilometri, o giù di lì, di distanza da casa, percependo, quando va bene, qualche migliaio di euro al mese e rispettare anche uno standard minimo della diginità umana è davvero difficile. Per portar giù una buona fetta dello stipendio si dovrebbe mangiare raccattando tra i rifiuti, dormire sotto i ponti e vestire di stracci, eppure ci si riesce a portare giù lo stesso quando basta per far mangiare consorte, figliolanza e qualche aggregato, sono i soldi italiani più sudati di tutti i tempi, alla faccia di quelli che dicono che i napoletani non lavorano, anche se quelli del treno 830 non solo partenopei ma di tutte le zone della Campania. Con questi sacrifici che al Nord non immaginano nemmeno, almeno si sfamano prole, moglie ed eventuali parenti a carico, ma il problema grosso sta nellaffrontare i costi del dover viaggiare, la Regione si era convenzionata con le Ferrovie e ad un prezzo buono si riusciva ad andare a casa nel fine settimana, nonostante si fosse costretti a prendere il treno più sgngherato dEuropa, fare il venerdì notte in viaggio nella calca umana e sfinita dal lavoro dopo una settimana di fatiche pesanti, molti nei cantieri e nelle fabbriche, e poi ripetere lesperienza la domenica notte, prima di iniziare una settimana che per molti significa olio di gomito e sforzo fisico. Al lavoro il punedì mattina ci si reca direttamente dopo l’arrivo alla stazione. Adesso si pretende che questi ritornino a pagare il biglietto per intero, e come fanno? Molti diranno problemi loro, potrebbero scendere meno a casa, ma quì al Nord il sabato e la domenica non possono permettersi nemmeno un gelato, mentre i nati fortunati quì si divertono, loro rimarrebbero soli e muti a masticare la foglia amara di chi è nato nella parte sbagliata dello stivale, quella da cui il grande Eduardo disse : Jatevenne, questi ci ritornano lo stesso, ma devono pure pagare caro la sfortuna di eseere nati quì. Domenica i più esasperati hanno occupato i binari della stazione di Roma Tiburtina, ma dove vogliamo arrivare, perchè non si ripristina la convenzione? Un dirigente delle ferrovie ha detto che Trenitalia è un impresa. Già, ha ragione anche lui, ma la sua impresa è fatta con i soldi dello Stato che ne è il maggior azionista, ed uno Stato che diventa venditore di servizi per trarne semplicemente profitto e non per offrire servizi per migliorare la condizione dei suoi cittadini che razza di Stato è, uno Stato che non risolve o tenta di risolvere i bisogni dei suoi cittadini è unentità inerte che bisognerebbe chiamare in diverso modo, questo dirigente delle ferrovie chi lo ha messo sulla poltrona su cui siede? Ci è arrivato per i suoi meriti? Il suo azionista di riferimento chi è? magari qualcuno che è stto eletto promettendo il lavoro al Sud a ueli che vanno al Nord.
Salvatore Pizzo
P.s. Il direttore viaggia gratis, è fortunato: lavora Parma per vivere e dirige due giornali aversani per amore di patria, almeno lui riesce a farsi pagare il biglietto dall’editore.