Il calcio è una delle poche cose che ad Aversa funzionano e nel caso specifico ha una valenza in più: è la prima volta in che un imprenditore attivo nel settore dell’edilizia, il presidente granata Giovanni Spezzaferri, tramuta i suoi profitti in un qualcosa di positivo per il territorio, i successi calcistici sono anche marketing territoriale e visibilità per i luoghi interessati.

Lo sfacelo provocato dalla continua costruzione di quartini costituisce un tappo allo sviluppo della nostra zona, dove tutto è occupato da palazzine, frutto di una masochistica mentalità quartinara che affligge gli scellerati gruppi dominanti. Speriamo che altri seguano, oltre i quartini, il patron granata. Purtroppo ciò è difficile, si vede dalle piccole cose: domenica nella giornata che doveva essere della festa, si sono viste scene “cafonal” che solo dalle nostre parti si possono vedere, è stata l’ultima partita che l’Aversa ha giocato di fronte al pubblico di casa prima del passaggio tra i professionisti, ma un gruppo di tifosi ha protestato apponendo uno striscione polemico che annunciava “90 minuti di silenzio”. La società granata ha cambiato gli addetti alla vigilanza per evitare che ci fosse un certo lassismo ai varchi d’ingresso, il risultato è che un nutrito gruppo di persone è rimasto fuori dallo stadio, questo il motivo della protesta. Il caso più clamoroso quello di un’autoambulanza, giunta per essere a disposizione per qualche malaugurata eventualità, al suo interno sono stati scoperti alcuni “portoghesi” che volevano entrare gratis, una volta scoperto l’inganno, un operatore sanitario ha anche avuto da ridire nei confronti dei dirigenti sportivi. Piccoli episodi che sono la cartina di tornasole di un territorio sfortunato, dove fare cose positive è un dramma. Se Spezzaferri rinunciasse al calcio e chiedesse di poter edificare nell’area dove sorge lo stadio, magari troverebbe qualche tifoso in più, ma non tutto è perduto bisogna avere la forza di insistere e pensare positivo, anche quando nelle interviste ci si riferisce alla nostra realtà, troppo spesso si parla di “Provincia di Caserta”, Aversa è aversana la nostra realtà non ha nulla a che vedere con quella vacua entità casertana.

Salvatore Pizzo