Chiudere le discariche non a norma, oggi sarebbe un gesto di grande responsabilità e allo stesso tempo rivoluzionario, si perchè come si evince dai svariati anni di (mala)gestione dei rifiuti, non ci si è preoccupati minimamente nè di ridurre i rifiuti, nè di avviare un processo di raccolta e riciclo, nè di tutelare l’ambiente e le città vicine agli impianti di discarico e ahimè non ci si è preoccupato neanche di ciò che ci si porta all’interno.

Taverna del Re è una chiara ed esplicita dimostrazione di come si gestisce oggi una "discarica": ecoballe che di eco non hanno nulla, sono semplicemente rifiuti "talquale" impacchettati e spediti lontano dalla vista dei cittadini, percolato che cola dai tir che hanno appena sversato, piattaforme di appoggio non a norma, per non parlare della scelta delle terre su cui si costruisce la discarica (quella di giugliano sorge a due passi dai vigneti del vino asprinio e dalle terre fertili della piana casertano-napoletana di cui anche gli antichi Romani ne hanno sempre apprezzato la fertilità!). Caro Pizzo, se può sostare a qualche metro da un cumulo di rifiuti, potrà accorgersi che togliendo carta e cartoni, plastica, lattine e vetro (tutti materiali attualmente riciclabili da aziende del territorio con guadagni elevati per i comuni che attuano la raccolta) rimane davvero qualche sacchetto di umido. Se poi anche quest’ultimo andrebbe convertito in "compost" ottimo fertilizzante per le nostre amate terre, allora dica lei dove andrebbero messi questi rifiuti… forse per riempire una discarica non ci vorrebbero migliaia di ettari di terreno e pochi mesi, ma decine di ettari e molti anni. Su l’avvio immediato di una raccolta differenziata porta a porta: esistono tante comunità che ogni giorno lavorano sui propri territori e portano avanti su più livelli la lotta per un modo diverso di vivere. Il modo migliore sarebbe comunicare ed avviare un processo di "conoscenza" in merito alla questione rifiuti, perchè se tante comunità ancora non si muovono è solo da attribuire ad un problema di ignoranza sul tema. Rinuncia delle politiche di incenerimento: un kg di "monnezza" viene pagata circa 1,30€ a chi la "brucia". Miliardi di tonnellate fanno miliardi di euro. Facile intuire gli interessi nel bruciare quanto più possibile. Ma c’è un dato altrettanto preoccupante: c’è un vizio di forma nei nostri territori che vede molte volte aziende, o meglio privati, che sono attori e fautori di certe situazioni. Nel miglior paese al mondo cosa succederebbe se chi raccoglie i rifiuti è lo stesso di chi li brucia? Molto in breve: l’inceneritore non è l’alternativa al problema discariche (ci vorrebbero 20 anni solo per bruciare la produzione giornaliera e le balle accumulate), l’inceneritore emette scarichi dannosi (vedi Casalnuovo e i sui casi di malformazioni e problemi respiratori e quant’altro), il "nostro" inceneritore è un progetto vecchio di 30 anni circa ed è costato 4 volte in più ad un normale impianto di "nuova generzione". Il No all’inceneritore è doveroso, l’alternativa sta nella riduzione a monte, nel riciclo, nell’uso di rifiuti per produrre energia alternativa. Rapporti datati 2002 parlano di disastro ambientale nelle zone dove l’inceneritore è stato costruito, e forse non contano neanche i 60 morti di tumore su poche migliaia di abitanti (dati medici), ma c’è la relazione della corte dei conti del 14/05/07 che dice a chiare lettere che se fosse stata attuata la raccolta differenziata nei territori napoletani e casertani attualmente non ci sarebbe bisogno di alcun inceneritore. Per poi non parlare della portata che avrebbe il mega inceneritore più grande d’Italia: 700.000 tonnellate all’anno… peccato che in Campania di produzione di tonnellate all’anno siamo a 2 milioni e 400mila. Se davvero fosse la risoluzione ne servirebbero altri 4!! La domanda giusta sarebbe: "Perchè costruire l’inceneritore?".

Tanalab

Di Tanalab