Torna alla ribalta delle cronache il Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento, ora noto anche come "al Qaeda islamic Maghreb", un’organizzazione la cui presena è stata accertata anche nell’Aversano, che in Italia recluta aspiranti kamikaze e fondi da inviare principalmente in Algeria, dove l’organizzazione opera. Ieri il nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano, in collaborazione con la polizia inglese, ha arrestato nove tunisini, che secondo le accuse appartenevano ad una cellula che finanziava e offriva supporto logistico ai terroristi.

Gli arresti sono stati disposti dal gip di Milano Guido Salvini e uno di questi è stato eseguito a Londra. "E’ una cellula ispirata all’ideologia e alla finalità di al Qaeda e potenzialmente idonea a colpire obiettivi in Italia, in Europa o in altri Paesi del mondo qualora se ne fosse ravvisata l’opportunità tattico-strategica e l’azione fosse stata possibile e produttiva per gli obiettivi politico-religiosi prefissati dal verbo della Jihad", si legge nell’ordinanza firmata dal Gip Guido Salvini. Il fatto che questi fossero presenti anche nel nostro territorio, pone seri interrogativi, c’è l’insediamento Us Navy a Gricignano d’Aversa e gli altri obiettivi Nato nella zona di Licola. Le accuse per i nove tunisni sono di associazione a delinquere con finalità di terrorismo internazionale, falsificazione di documenti, favoreggiamento, immigrazione clandestina, traffico di droga e furto di autoveicolo, secondo quanto riferito da fonti giudiziarie. I tunisini finiti in carcere sarebbero direttamente collegati a due attacchi terroristici uno avvenuto a gennaio in Tunisia ed uno ad aprile in Algeria. In particolare il Gip scrive, che uno del gruppo, quello arrestato a Londra, "In qualità di promotore e organizzatore svolgeva il compito di fare proselitismo e convincere i volontari a recarsi in Afghanistan nei campi di addestramento appartenenti all’organizzazione per ricevere uno specifico addestramento militare e per approfondire le conoscenze ideologico-religiose nell’interpretazione della religione musulmana propria dell’associazione". Tutto è stato possibile grazie alle rivelazioni di uno di loro, che si sarebbe pentito ed avrebbe collaborato alle indagini. "L’organizzazione aveva creato in Italia una base logistica e un canale di reclutamento di mujaheddin da avviare alla lotta terrorista jihadista in Afghanistan, Algeria, Tunisia, Cecenia e in passato Bosnia", fanno sapere le Fiamme Gialle. I campi afghani in cui sarebbero stati inviati gli aspianti terroristi reclutati sarebbero quelli di Khowst, Drointa, Kalden e Farouk Un altro arresto che riguarda questo gruppo lo hanno messo a segno recentemente anche le autorità slovacche, si tratta dell’algerino Mustafa Labsi di 37 anni, cercava di entrare illegalmente in Slovacchia dove pare vivano sua moglie e suo figlio. Sono state tre le inchieste che hanno toccato la città normanna, l’ultima lo scorso aprile con l’operazione “Bon Voiage” svoltasi tra l’Italia e la Francia furono spiccati 12 ordini di cattura, tra loro anche due italiani: uno dipendente del Comune di Aversa che in cambio di 150 euro “a favore” avrebbe fornito documenti puliti ai terroristi, l’altro il titolare di una ditta di Villa di Briano che avrebbe instaurato rapporti di lavoro fittizi, utili a giustificare la presenza in Italia di presunti affiliati all’organizzazione terroristica. Prima ancora, nel gennaio del 2003, ad Aversa furono compiute sette perquisizioni e tre arresti, anche in quel caso furono trovati documenti falsi, poi nel gennaio del 2004, altri cinque arresti in varie parti d’Italia, e tra queste anche la città normanna ed anche in quel caso si trattava di documenti falsi e finanziamenti. Il primo intervento delle forze dell’ordine toccò, Brescia, Aversa, Napoli e Vicenza, e per questo sono stati indagati sette algerini dei quali due sono stati rinviati a giudizio anche a Napoli.

Salvatore Pizzo