Per la terza volta nel giro di due anni Aversa si trova anch’essa a fare i conti con la presenza del terrorismo islamico, nella giornata di ieri la Guardia di Finanza ha inferto un altro colpo al gruppo algerino del Fis (Fronte Islamico di Salvezza).

Gli uomini delle Fiamme Gialle hanno scoperto che cadenza settimanale sulla rotta Napoli a Marsiglia, prima su un pullman e poi via mare verso l’Algeria, viaggiavano soldi, documenti falsi, telefoni cellulari, schede telefoniche e altra merce. Si tratterebbe, secondo le accuse, del "supporto finanziario e logistico" al terrorismo islamico in territorio algerino. Le Fiamme Gialle del Nucleo Regionale della Lombardia hanno agito in collaborazione con i colleghi della Campania e della Liguria, e nell’ambito di quest’attività battezzata come ‘Operazione Touareg’, hanno compiuto 14 perquisizioni in varie abitazioni non solo ad Aversa, ma anche a Napoli (quartiere Ducessa) e a Ventimiglia. Lo scorso settembre avevano scoperto a Milano, e in particolare in un magazzino in via Conte Verde, alcuni centri del supporto al Gia-Fis-Gruppo Salafita per la predicazione e il combattimento. Con l’operazione Touareg, è salito da 11 a 12 il numero degli indagati questa inchiesta condotta dal Pm di Milano Luigi Orsi. Le Fiamme Gialle hanno riferito che la cellula su cui si è indagato già nei mesi scorsi, è composta anche da persone già iscritte nelle ‘black list’ dell’ Ue, delle Nazioni Unite e degli Usa, e anche condannate e detenute per traffico d’armi. Tra gli 11 indagati di settembre figura Djamel Lounici, già in carcere per una condanna per traffico di armi, considerato il capo della cellula d’appoggio attiva a Milano. Nel mirino delle Fiamme Gialle erano finite tra l’altro, in settembre, piccole aziende di import export, di informatica, vari negozi di abbigliamento e in particolare il magazzino alla periferia nord di Milano, in via Conte Verde 18, usato come base logistica. Sono stati sequestrati anche numerosi computer, in particolare è stato accertato che si invitavano i musulmani a versare fondi su un post office box che aveva lo stesso indirizzo di quello inglese del luogo in cui abitava Nadir Remli, altro algerino, arrestato in febbraio a Malpensa perché colpito da un mandato di cattura internazionale per partecipazione ad associazione terroristica. Il provvedimento era stato emesso nel 2001 dalle autorità del suo paese d’origine. Secondo gli inquirenti, questa cellula di appoggio si proponeva "di promuovere, finanziare e sostenere materialmente e moralmente il compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo contro le istituzioni e la popolazione dell’Algeria. Lo scorso mese di novembre vennero invece compiuti arresti degli aderenti allo stesso gruppo terroristico tra la nostra zona e Brescia. La prima volta fu il 16 gennaio del 2004, e anche in quel caso si trattava degli alagerini del Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento, nella zona di piazza Mercato vennero perquisite quattro abitazioni dove i carabinieri del Ros rinvennero documenti ritenuti interessanti per le indagini.