La scorrettezza che i tanti giornalisti che si occupano di Camorra della nostra terra, quelli che non hanno la fortuna di avere editori importanti, stanno subendo è grande: lultimo atto di questincredibile mortificazione si è consumata qualche giorno fa, quando Anno Zero, la trasmissione di Michele Santoro, ha parlato del famigerato Clan dei Casalesi. Lospite donore è stato lo scrittore Roberto Saviano,
lautore che dopo le centinaia di coraggiosi articoli dei cronisti di nera e di giudiziaria del nostro territorio, è stato uno dei tanti, sicuramente né il primo né lultimo, a descrivere la criminalità che dilania il nostro territorio. Saviano, vive sotto scorta, sarebbe finito nel mirino del sodalizio criminale capeggiato da Zagaria e Iovine, per aver portato le attività dei Casalesi sotto i riflettori internazionali, facendo uscire la più potente organizzazione criminale dEuropa dal guscio delle cronache locali. Forte del battage pubblicitario del suo editore, la Mondadori, ha fatto accendere i riflettori dei media sui Casalesi, e questo forse non piace al Clan. Saviano per avere le informazioni utili alla sua opera ha sicuramente attinto dai giornali locali, quelli che lui ha raccontato sono fatti che i giornalisti della nostra terra scrivono da anni. Nella puntata di Anno Zero, Saviano spalleggiato dagli altri interlocutori autorevoli, ha sostenuto che, a differenza della sua opera, le cronache locali servono ai boss per poter affermare maggiormente il loro potere criminale, non perché i giornalisti siano complici, semplicemente perché raccontare gli episodi del Clan ha il suo effetto sulla collettività. Un pugno gratuito dato in faccia a chi sicuramente più di lui ha il coraggio di scrivere di fatti di cronaca giudiziaria, riguardanti persone che abitano a pochi metri di distanza dagli stessi autori degli articoli. Ci vuole coraggio di farsi vedere nei processi e di scrivere di Zagaria e Iovine, abitando a pochi passi da loro. Facendo lo stesso ragionamento dello scrittore che viene celebrato come lunica penna anticamorra, se gli articoli dei giornalisti locali servono ad affermare il potere dei boss a livello locale, i suoi scritti, targati Mondadori, servono ad affermarne la caratura internazionale e ad appagarne la vanità di essere potenti agli occhi del mondo. Il pugno in faccia dato ai nostri cronisti si trasforma in linciaggio, quando si dice che le minacce dei boss esplicate recentemente nel processo Spartacus, riguardano solo il procuratore: Franco Roberti, la giornalista del Mattino, Rosaria Capacchione e lo stesso Saviano, è una vergognosa censura di chi vuole monopolizzare solo su alcuni il coraggio dellanticamorra, tra i minacciati cera anche il nome di Mimmo Palmiero e Tina Palomba, ma i giornalistoni e le grosse agenzie di stampa, fanno finta di non saperlo, elencano solo tre nomi. La Palomba lavora per il Corriere di Caserta, ha la sfortuna di essere in una testata poco blasonata, ma ha il coraggio di farsi vedere penna e taccuino in tutti i processi dei Casalesi. Del suo giornale tante cose non condividiamo, ma non si può rimanere silenti di fronte ad una così eclatante censura. E infame trattare così, chi come Palomba onestamente fa il suo mestiere di cronista raccontando ogni giorno, spesso facendo bucare gli altri, quello che il Clan dei Casalesi perpetra alla nostra terra. Per questo, sabato, il nostro direttore Salvatore Pizzo ha voluto rendere omaggio alla coraggiosa giornalista recandosi personalmente nella redazione del Corriere di Caserta. Di fronte a certe situazioni, le differenze territoriali, le diverse concezioni dellattività professionale, la concorrenza tra giornali, sono nulla, la mercificazione della lotta alla Camorra non ha cancellato certi principi. Quando si parla di Clan dei Casalesi, Tina Palomba rischia più di Saviano, e come lei insieme tutti quelli che nellAversano e nel Casertano hanno il coraggio di parlare dei boss, oltre alla Capacchione, ci sono: Carlo Pascarella (pluriminacciato), Maria Giovanna Pellegrino, Giovanni Maria Mascia, Biagio Salvati e tanti altri che almeno una volta hanno scritto un pezzo di nera dalle nostre parti. Loro cerano quando Saviano non esisteva, e continueranno ad agire a viso scoperto mentre Saviano, protetto dalla scorta affronta le luci della ribalta, dopo il libro sono da promuovere un film ed uno spettacolo teatrale, buon per lui, ma si rispettino i giornalisti coraggio.
Salvatore Pizzo