Il Macero”, quello che i nostri contadini chiamano “Lo Scamazzo” è il titolo del monologo che sabato sera è stato interpretato da Roberto Solofria. Si tratta di un lavoro teatrale che è tratto dal romanzo di Nanni Balestrini “Sandokan – Storia di Camorra” (Einaudi), il monologo è andato in scena al Teatro Tinta di Rosso di Napoli, ma per la prima volta è stato rappresentato nel dicembre del 2004.

Si tratta di una denuncia di quello che è il vissuto quotidiano della gente, in particolare dei giovani, di Casal di Principe e dei paesi limitrofi stretti nella morsa della Camorra di cui Francesco Schiavone alias Sandokan per anni è stato il capo incontrastato. Solofria nel suo monologo, che dura circa un’ora, rappresenta la quotidianità di questi comuni dove tutti sanno e nessuno vede, il titolo si riferisce ai centri di raccolta dell’Aima dove i contadini dell’Aversano portavano la frutta prodotta in eccedenza da distruggere, per la quale l’Unione Europea elargiva cospicui rimborsi. Centri che nel nostro vernacolo vengono detti appunto “scamazzi” e sulla cui attività il Clan dei Casalesi, una delle organizzazioni criminali più potenti d’Europa, ha lucrato capitali ingenti truffando anche con la complicità di pezzi delle istituzioni. Solofria raccontando le gesta del boss e del suo clan partendo dalle modalità dell’arresto di Schiavone-Sandokan, interpreta un ragazzo che decide di parlare, di ribellarsi all’abitudine verso la morte ed il ricatto, e che è costretto come tanti di noi a farsi la valigia e ad andare in una fuga verso la libertà nel Nord del paese. L’artista tratteggia in maniera molto precisa la differenza di vita che c’è tra Aversa e Casal di Principe, dove solitamente i giovani maschi non possono parlare con le ragazze, stanno sempre insieme e vengono su crescendo con la logica del più forte, quella del branco, dove solo il più violento è considerato il più capace. Con una mentalità assurda che si esplica nel costruirsi una casa, anche abusiva, e possedere una Mercedes ultimo tipo, e perché no anche una bell’arma da fuoco. Il lavoro teatrale non è stato mai rappresentato a Casal di Principe per ovvi motivi, nell’aversano solo ad Aversa è andato in scena. Uno delle prossime tappe dovrebbe essere il Festival della Letteratura di Asti il prossimo maggio.

Salvatore Pizzo