Al teatro Galleria Toledo, sito ai quartieri spagnoli di Napoli, sta (18 a domenica 20) andando in scena (da venerd’ Noi aspettiamo (Godot?), dal testo di Samuel Beckett per la regia e ladattamento di Giovanni Trono e Anna Gesualdi, con la supervisione dellattore e regista Enzo Moscato, la pièce – strettamente legata ad una riflessione doverosa sulla condizione di tutti quegli uomini che subiscono la società,
e le cui reazioni a questo sistema di cose sono considerate fuori dal normale così come rivisitata dai registi, fa del concetto del tempo il fulcro portante della narrazione. Tempo come elemento cronologico ma anche come componente esistenziale, scandita da un urgenza di esistere che – in coloro che subiscono il disagio del vivere paradossalmente, ne amplifica gli istanti di cui è composto. La domanda che sta alla base di questo lavoro è: Quello dei malati dell’Opg Filippo Saporito di Aversa è un tempo dellattesa: scandita dalla sveglia del mattino, dallora della terapia, da quella dei pasti, dalla passeggiata in cortile, dai periodici colloqui psichiatrici, dalle azioni quotidiane, dai gesti e dai suoni della propria malattia, piccoli, assillanti, ripetuti, fuori da ogni possibilità di controllo fisico; unattesa tanto più dilatata quanto più si è costretti nello spazio in cui si attende. Ma soprattutto, il tempo di questi uomini è quello dei loro occhi che guardano in direzione di un altrove – un non/luogo dove i nostri sguardi troppo lineari non arrivano. Questo elemento rappresenta il fondamento e la principale risorsa di una totale libertà creativa e genitrice: questi uomini sono figli di se stessi. Così come lo sono i personaggi di Aspettando Godot, capolavoro del teatro dellassurdo, che gli internati di aversa vivono quotidianamente sulla loro pelle, aspettando un luogo più civile dove essere curati. Giovedì, abbinata allo spettacolo, cè stata la tavola rotonda Il Tempo e lAttesa moderata dal giornalista Rai Giuseppe Di Bello, in programma oggi alle 12 presso il Teatro Galleria Toledo, a cui ha partecipato il direttore del Saporito, Adolfo Ferraro.