(22 settembre) Una rappresentazione riuscitissima quella del “Don Falcone” di Niccolò Jommelli, l’opera del compositore aversano, che insieme agli altri due cigni di Aversa, Domenico Cimarosa e Gaetano Andreozzi, ha reso grande il nostro settecento musicale. Il “Don Falcone” è stato rappresentato al Teatro Caio Melisso Spoleto, per la prima volta in epoca moderna, nell’ambito della sessantaduesima stagione Lirica Sperimentale, rassegna che già due anni fa ci aveva deliziato di una prima mondiale della “Cleopatra” di Cimarosa.

L’opera buffa firmata dalla regia di Giorgio Bongiovanni, il cui lavoro è stato efficace anche grazie alla bravura degli interpretri: Vincenzo Serra (baritono) era Don Falcone, Gianluca Bocchino (tenore) era Gelino. Nel ruolo di Camilletta si sono alternati i soprani Emilya Ivanova e Desirée Migliaccio. Questa la trama: Don Falcone, ricco ed eccentrico signore, si innamora perdutamente di Camilletta, fanciulla che ricama e vende di merletti, ma lei è innamorata del servitore dell’uomo Gelino. I due giovani, d’accordo, decidono di liberarsi di Don Falcone organizzando una serie di burle. Camilletta finge di accettare la corte di Don Falcone, mentre Gelino, travestito da fratello geloso e violento di Camilletta lo spaventa di continuo. Alla fine il servitore fine di volerlo introdurre segretamente in casa di lei nascosto in un sacco; ma l’ennesima terrorizzante apparizione del finto fratello costringerà Don Falcone a dare il permesso ai due di sposarsi, pur di aver salva la vita. La revisione musicale dell’opera è stata curata di Francesco Massimi e Giovanni Valle. L’Orchestra del Teatro Lirico Sperimentale era diretta da Francesco Massimi, che contemporaneamente suonava il cembalo.

Salvatore Pizzo