Il Ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro ieri ha tenuto ufficialmente a battesimo la "Rete delle città Urban", riguarda 42 città italiane, e ha l’obiettivo di promuovere strategie per la riqualificazione del territorio necessaria per lo sviluppo infrastrutturale nazionale.
La rete è stata voluta dal Dipartimento per il coordinamento e lo sviluppo del territorio, ed ha lo scopo di riunire le città che hanno realizzato programmi integrati di riqualificazione urbana e di sviluppo socio-economico nell’ambito delle due iniziative comunitarie Urban 1994-1999 (completata al 90%) e 2000-2006 (completata al 50%) – finanziate con fondi strutturali – e del programma Urban Italia (finanziato con risorse nazionali). Si tratta di programmi in cui insieme ad altre 41 città partecipa anche Aversa, anche se alla convenzione che istituisce la Rete delle città Urban è stata sottoscritta da 33 città (Aversa, Bagheria, Bari, Bitonto, Campobasso, Carrara, Caserta, Cava dei Tirreni, Cinisello Balsamo, Crotone, Ercolano, Foggia, Lecce, Livorno, Messina, Mola di Bari, Palermo, Pescara, Roma, Salerno, Savona, Seregno, Settimo Torinese, Siracusa, Torino, Venaria Reale, Venezia, Caltagirone, Genova, Misterbianco, Napoli, e Trieste). Nel presentarla alla stampa, è stato spiegato che l’obiettivo è di capitalizzare le esperienze di programmi integrati sui territori urbani e promuovere strategie per le città e i sistemi urbani, intesi come i nodi fondamentali di sviluppo del tessuto insediativo e infrastrutturale nazionale. Anche in altri Paesi europei, ha detto Di Pietro, sono state istituite analoghe reti delle città Urban con cui il Dipartimento collabora attivamente nella formulazione di documenti e nella preparazione di eventi internazionali. In particolare, l’obiettivo delle reti è quello di tracciare le linee guida europee di coesione e competitività, che prevedono finanziamenti a favore di priorità importanti: attrattività dei territori e delle città, accessibilità innovazione, maggiore occupazione, qualità dell’ambiente, promozione del patrimonio culturale, con le esigenze specifiche dei vari contesti nazionali. Di Pietro ha sottolineato che il merito di questa iniziativa "va al ministero, perché indipendentemente dai ministri la struttura resta e se lavora bene può fare bene al Paese, che vi sia un colore o un altro, perché l’interesse pubblico non ha colore. Questo lavoro – ha concluso – è stato portato avanti anche dal governo di centro-destra e ne va dato atto al mio predecessore".