Ormai le polemiche sono divampate. Sgarbi offre a Napoli la possibilità di ospitare una mostra rifiutata dal Sindaco Moratti; mostra di sculture, quadri e fotografie sul tema arte ed omossessualità. Suor Moratti (come definita da Sgarbi) ha censurato la mostra considerandola offensiva nei confronti di certe sensibilità e "Considerandola semplicemente una provocazione sterile contrabbandando arte quello che arte non è"
ma il sindaco Moratti conosce la sua città, conosce il mondo effimero della moda milanese (quella si che è arte!) motore trainante delleconomia della città lombarda, conosce la vita notturna milanese piena di droga e di prostituzione? Milano doveva scegliere se essere capitale europea oppure restare nel suo provincialismo nazionale. Il sindaco di Londra avrebbe permesso una mostra del genere? Penso proprio di sì. Essere capitale europea, obiettivo più volte dichiarato dallo stesso Sindaco, significa anche essere promotori delle diverse espressioni artistiche mantenendo anche possibili dubbi personali sul confine tra arte e <> lasciando, però, al cittadino (che pagherà un biglietto di ingresso e quindi sceglie di vedere una mostra) lopportunità di costruirsi una personale valutazione. Essere una gran città significa anche far pensare la città, far discutere i cittadini, far sviluppare una coscienza critica attraverso espressioni artistiche: una città viva o è questo oppure non può essere definita tale. E Napoli come reagisce a questa proposta di trasferimento della mostra a Castel SantElmo? Iniziano ad esserci già i primi sussulti di fastidio, di indignazione. Napoli è stata sempre considerata città aperta, città dellaccoglienza, città della diversità, unica nel suo genere; non sfatiamo queste ultime certezze. Tra innumerevoli problemi, questa città merita di eccellere in alcuni settori: uno di questi è sicuramente larte, considerazione confermata anche dalle politiche degli ultimi anni con le aperture del Pan, del Madre, Capodimonte e pertanto lasciarsi sfuggire loccasione di una mostra internazionale sembrerebbe innanzitutto un controsenso in un piano complessivo di sviluppo artistico della città e, soprattutto, Napoli perderebbe loccasione di non essere giudicata per i soliti problemi quotidiani. La sensazione che, dietro questi sussulti dindignazione, ci siano preconcetti sul tema resta forte. E poi mi chiedo: questa capacità dindignazione dove svanisce, quando si passeggia per la città e ci si presenta un patrimonio artistico completamente abbandonato a se stesso? Dove svanisce la vostra indignazione assistendo in maniera passiva a tante ingiustizie sociali, a strade come discariche, alla dilagante microdelinquenza, ai consiglieri comunali assenti ed in ogni modo pagati? Forse a Napoli si è sviluppata la capacità dellipocrisia e del perbenismo che ha sostituito la capacità di indignarsi, elemento fondamentale nellequilibrio del vivere civile. Allora Napoli, accetta questa sfida; fallo per il riscatto intellettuale dei tuoi cittadini, così umiliati quotidianamente.