Un atto parlamentare conferma la presenza di soggetti mafiosi nella politica, i dati resi noti dal Presidente Giuseppe Pisanu

Nel corso delle elezioni amministrative e regionali svoltesi nel 2010 sono state riscontrate 45 violazioni al Codice di ‘autoregolamentazione antimafia’. Lo ha rivelato il Presidente della Commissione Antimafia, Giuseppe Pisanu, nella sua Relazione sull’indagine svolta sull’applicazione del Codice approvato a febbraio dello scorso anno. Viene candidamente asserito che esistono "candidati che si offrono ai boss mafiosi in cambio del loro sostegno elettorale", i riscontri riguardano "esclusivamente nelle regioni dell’Italia centro-meridionale con assoluta prevalenza della Puglia, della Campania e della Calabria" e in merito all’appartenenza politica dei candidati mafiosi essa: "risulta una sorta di distribuzione equa e trasversale". "Nel ribadire l’incerto valore statistico di questi dati – ha detto Pisanu – preciso che i candidati per i quali si è riscontrata una violazione del Codice sono complessivamente 45, di cui 11 eletti e 34 non eletti. Sullo stato dei procedimenti nei loro confronti risulta che 25 sono definitivi, 15 non definitivi e 5 da approfondire". "Per quanto poi concerne l’appartenenza politica – prosegue Pisanu nella r elazione – osservo che 16 dei 45 segnalati risultano candidati in liste di rilevanza nazionale, altri 4 in liste civiche con espliciti riferimenti a partiti nazionali ed i restanti 25 in liste civiche locali. Per quanto invece riguarda i partiti di rilevanza nazionale -rileva ancora il presidente dell’Antimafia- risulta una sorta di distribuzione equa e trasversale delle violazioni, mentre balza agli occhi la loro ripartizione territoriale: esse infatti si collocano esclusivamente nelle regioni dell’Italia centro-meridionale con assoluta prevalenza della Puglia, della Campania e della Calabria. Il 55,5% delle violazioni – afferma l’ex ministro dell’Interno – si verifica su liste squisitamente locali e ciò sembra confermare la tendenza del rapporto mafia-politica a stabilirsi e consolidarsi negli ambiti comunale e regionale per proiettarsi, all’occorrenza, sul piano nazionale ed internazionale. L’esempio delle frodi sui fondi comunitari -sottolinea- è a questo proposito quanto mai illuminante”. Pisanu fa inoltre "la tendenzialità ma non di certo la assoluta compiutezza del dato" che "appare viziato sia dal fatto che le Regioni del Sud sono state esplorate più intensamente, sia dal fatto che spesso le prefetture del Centro-Nord sono state meno collaborative delle altre".

Di red