Da Gricignano d’Aversa alla ribalta del mondo operistico internazionale, un altro figlio della nostra terra che si è affermato nel mondo dell’arte e della cultura.

Questa volta si tratta dello scenografo Aurelio Barbato, che lavora alla Fondazione Arena di Verona, è sua la scenografia rinnovata della Vedova Allergra, che quest’anno verrà rappresentata al Teatro Filarmonico della città scaligera. Barbato ha lavorato tra Napoli, Milano e Roma (nella capitale ha studiato all’Accademia delle Belle Arti), ha alternato il lavoro di scenografo e tecnico di palcoscenico all’insegnamento di scenotecnica. La sua prima scenografia risale al 1989, (regia di Massimo Cinque e Salvatore Marino). Barbato è arrivato a Verona 10 anni fa come macchinista, poi è diventato responsabile tecnico del palcoscenico. In una recente intervista al quotidiano L’Arena, ha rivelato come nasce l’idea di questa Vedova Allegra, queste le sue parole: «Lavorando come scenografo con Dario Fo, ho imparato che la scena è solo un contenitore al servizio del testo e della rappresentazione. Con questo spirito è nata, nel 2004, la scenografia di La vedova allegra. L’idea portante della Garofoli (la coreografa ndr) non aveva bisogno di altro, se non di un suggerimento scenico, un supporto alla danza che non invadesse, ma delimitasse una storia raccontata dai corpi in movimento e non da architetture statiche. Quando il sovrintendente Orazi mi chiamò per affidarmi la progettazione, nonostante avessi altri ruoli in Fondazione, fui felicissimo di accettare questo incarico»- dice Barbato al giornalista Gianni Villani – «Le difficoltà che si possono incontrare in un luogo all’aperto erano accentuate dalla necessità di avere l’orchestra integrata nello spettacolo e consentirle di diventare attrice consapevole del gioco danzato. Ho cercato di tradurre in struttura scenica, e con costi contenuti, l’esigenza della coreografia. Una struttura agile nel montaggio e di facile gestione. Lo spettacolo in parte rinasce; è rimasto invariato il corpo centrale, sono state ridipinte le tele e aggiunti i soffitti che racchiudono il racconto scenico, con pochi elementi nuovi, riutilizzando materiale già di nostra proprietà. Sono state aggiunte delle quinte dipinte che si assommano agli "spezzati" già visti al Teatro Romano e che mi permettono spudoratamente di "copiare" Henry Rousseau, la cui pittura aprì le avanguardie del Novecento, attraverso una dimensione irreale e favolistica Credo che arrivi alla modernità attraverso la fantasia e la poesia, che solo la danza può raccontare, senza parole, con tanta dolcezza». Questo il calendario delle rappresentazioni: 9 venerdì 20.30, 10 sabato 20.30, 11 domenica 17.00,13 martedì, 14 mercoledì 20.30. s.p