Un saluto dal vostro corrispondente Oiram Issor. Ecco il resoconto del mio ultimo viaggio in Ailati. Il primo impatto avviene nellaeroporto di Ilopan, una delle città più importanti, dal punto di vista turistico, di questa allegra nazione. Una simpatica usanza del luogo, infatti, obbliga alcuni indigeni, a tenersi, come ricordo imperituro, uno o più oggetti, scelti direttamente dal bagaglio dogni passeggero.
Altra usanza, con un nome che, ai più, è apparso inspiegabile: la caccia al fessone. Pensate, di fronte allaeroporto sostano decine e decine di strani veicoli di colore giallo con indigeni del luogo che, appena scorto un turista, si danno un gran da fare per acciuffarlo. Io, per provare lebbrezza dellavventura, sono salito, spontaneamente, a bordo di un altro tipo di veicolo, trascinato da un quadrupede magrissimo. Due chilometri di percorso mi sono costati quasi mezzo stipendio. Ma veniamo alla città. Il genio, che contraddistingue il popolo di Ilopan, ha partorito unidea stupenda. Al posto dei costosissimi guard-rail ci sono file interminabili di sacchetti variopinti e puzzolenti. Il traffico è caotico. Per passare le lunghe ore incolonnati sotto il sole cocente, quei geniacci degli abitanti di Ilopan hanno escogitato un gioco che si chiama: Spara al cartello. Vince chi riesce a colpire, il maggior numero di cartelli stradali. Una raccomandazione non indossate orologi Xelor perché Ilopan è la città con il maggior numero di collezionisti di questa marca. Per averne uno sarebbero capaci di strapparvelo, letteralmente, dal polso. Il massimo della simpatia è stato quando partecipato al gioco Indovina: cosa cè nel pacco?. Il gioco funziona così: un concorrente (di solito un energumeno) ti fa vedere un oggetto. Tu lo paghi. Dopo qualche secondo ti viene rifilato un pacco. I più si allontanano contenti con il pacco in mano, mentre quelli più ansiosi lo aprono dopo pochi metri gridando: Ci sono due mattoni invece della videocamera!. Lenergumeno, a quel punto, inizia una danza di corteggiamento. Afferra per il collo il giocatore e scuotendolo gli sussurra dolcemente E mò che vvuò fa?. Purtroppo, essendo in ritardo sulla tabella di marcia, non sono riuscito a vedere la fase più interessante: laccoppiamento. Ma parliamo un po degli abitanti del luogo. Alcuni, una buona parte, sono indistinguibili da quelli che ho visto nelle grandi città dEuropa: Londra, Parigi, Madrid ecc. Hanno stile e buongusto nel vestire. Modi gentili e buona cultura. Altri, invece, hanno un aspetto ed un atteggiamento diverso. A cominciare dal taglio di capelli: con delle strane codazze dietro ed un impressionante numero di tatuaggi, che coprono ogni zona del corpo. La gran parte indossa, poi, una quantità spropositata di collane, collanine, braccialetti, orologi, tutti rigorosamente in oro massiccio. Quello che mi ha colpito di più è stato, però, lo strano modo di parlare. Un misto tra un dialetto dellisola di Nauru e lidioma usato dai capitribù della Guinea Bissau. Veniamo allarte. Appena fuori città ho visitato lantica area archeologica di Iempop. Sepolta dallOivusev migliaia danni fa, ma ancora oggi abitata da migliaia di cani e gatti e da strani esseri con gli occhi a mandorla che fotografano dappertutto. Nelle campagne, lungo la costiera, lo spettacolo che, di sicuro rimarrà impresso nel mio cuore e nelle mie narici: le piramidi di Azzennom Fatte a gradoni, a guisa dellantica piramide a gradoni del faraone Djoser (nella necropoli di Saqquara, presso Menfi, in Egitto) le piramidi di Azzennom si stagliano alte nel cielo, ad eterno ricordo della maestria artistica di un intero popolo e dei suoi illuminati governanti. La piana ricorda vagamente linsediamento Maya-Tolteco di Chichén Itza, nella penisola dello Yucatán, in Messico. Lodore, purtroppo, no! Ma veniamo allarte musicale. Il canto, la musica e le melodie di questo popolo mi hanno affascinato. Ho ascoltato canzoni antiche, meravigliose, con testi scritti da autentici poeti, interpretate magistralmente da cantanti con le ugole doro, sotto una luna iridescente e in unatmosfera struggente che farebbe innamorare anche due colonne di marmo. Poi, cè la cosiddetta musica neo neo qualcosa. Mi dicono sia di gran moda. Non cè matrimonio, festa di piazza che non ospiti le grandi star di questo genere musicale. Oddio, io per la verità non sono riuscito a sentirne neanche un brano. Mi sono recato ai matrimoni, nelle varie feste di piazza, ma erano piene di immigrati, probabilmente extracomunitari. La musica di questi immigrati mi piace poco. I testi sono incomprensibili. Le nenie, stile arabo, sono cantate con toni talmente nasali ed un pathos degno di un condannato a morte, che il viso del cantante ne risulta deformato. Quasi tutti, infatti, hanno una formazione callosa che unisce le due sopracciglia, corrugandone contemporaneamente la fronte e facendola somigliare alla pelle di un cane shar-pei. Per oggi può bastare. A risentirci presto. Un saluto dal vostro corrispondente: Oiram Issor.
Ugo Persice Pisanti