Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha revocato l’ammissione alla procedura del concordato preventivo per la ditta Emini, l’azienda edile di Aversa di cui è titolare Francesco Saverio Emini aveva chiesto la speciale procedura prevista dalla legge fallimentare, e nella proposta indicava il pagamento al 100% dei creditori privilegiati ed il 45 % dei creditori chirografari.
Il decreto del Tribunale è dato 31 marzo 2009, ma la notizia è passata in sordina. Lo stato dell’azienda Emini, che è un’importante realtà che con appalti in tutta Italia, secondo numerosi “bene informati” è da ricondurre alle traversie incontrate dal titolare, allorquando chiamato a testimoniare in un’indagine per delle estorsioni che avrebbe subito a Lusciano dal Clan dei Casalesi, dove la ditta ha realizzato un vasto complesso abitativo, ha raccontato la verità. Da quel giorno Emini è sotto scorta e contemporaneamente è andato in difficoltà abbandonando cantieri e non pagando gli operai. A Parma dove stava realizzando tre opere: un collettore fognario in Via Sidoli, lo svincolo della tangenziale in Via Budellungo e dei lavori al Campus universitario, addirittura alcuni hanno creduto che il Clan dei Casalesi avesse minacciato direttamente Emini per abbandonare quei lavori, un fatto che non sussiste. I lavori, tranne che al Campus sono stati riappaltati ed il Comune di Parma ha anche avviato un contenzioso per le relative penali, ufficialmente agli atti dell’amministrazione emiliana non sussisterebbe nulla che riguarda l’aspetto camorristico. Per le estorsioni ad Emini la politica saldata alla Camorra c’entra è come: il giudice dell’udienza preliminare di Napoli, Paola Russo, ha emesso una raffica di condanne per le estorsioni : Nicola Verolla, Pasquale Cristofaro e Gennaro Santagata (ex presidente del Consiglio comunale e tesserato dello Sdi 8 anni); Antonio Cristofaro e Luigi Tamburrino (6 anni); Palmina Ferrara (4 anni esclusa l’aggravante camorristica), Vincenzo Tamburino, Luigi D’Alessio, Michela Cantone e Natalia Vitale (2 anni, esclusa l’aggravante camorristica) e Salvatore Tamburino (1 anno e 4 mesi esclusa l’aggravante camorristica). Con il rito ordinario sono stati condannati: Francesco Bidognetti, alias Cicciotto e Mezzanotte, 8 anni, Luigi De Vito, 8 anni, Giuseppe Cristofaro (ex sindaco Dc), 1 anno e 6 mesi, i pentiti Luigi Diana e Domenico Bidognetti, 3 anni e 6 mesi, per Vincenzo Di Bona 6 anni. Per questi fatti è stata anche sciolta per condizionamento camorristico l’amministrazione comunale di Lusciano. Dall’atto di revoca dall’ammissione al concordato preventivo, emesso dai giudici fallimentari: Lucio Di Nosse (Presidente), Aldo Cennicola e Marcello Amura, si apprende che le compagnie assicurative con le quali Emini aveva stipulato polizze fidejussorie relative ai lavori, prevedono il diritto di regresso da parte delle società assicurative, cosa che potrebbe aggravare la situazione debitoria. Una circostanza che secondo il Tribunale sarebbe stata sottaciuta ai creditori.
Salvatore Pizzo