Il recente convegno organizzato da Legambiente a Succivo al fine di tutelare la vite legata tra i pioppi, conosciuta anche come alberata aversana, ripropone un problema grave non solo per la cultura, ma anche per l’economia del nostro territorio.

I tanti cafoni arricchiti che imperversano tra noi, frustrati da un latente complesso di inferiorità, hanno come status symbol che lì accredita nella società il possesso dei quartini, una cafoneria mattona avallata anche dalle giovani donne del nostro contado, che cercano l’uomo col quartino nemmeno se fosse un Premio Nobel. Povera gente che distrugge le peculiarità agroalimentari del nostro territorio per fare spazio a quelle case brutte, che solo loro sanno fare, e che non trovano mai compratori d’eccezione, ma solo sfigati, magari anche possessori di titoli di studio, convinti di aver fatto l’affare, possedere una casa brutta nel degrado totale di un territorio devastato. La violenza perpetrata alla nostra terra da questi barbari del terzo millennio ha colpito anche le viti tra i pioppi. Falciate per fare spazio ai loro mamozi di cemento. Eppure, per il solo fatto che dai tempi degli etruschi questa speciale coltura enologica si è radicata solo da noi, favorendo tra l’altro la nascita del grande Asprinio, in altre zone sarebbe un elemento fondamentale per l’economia. Significherebbe turismo enogastronomico, un ideale strada del vino nel nostro territorio che porterebbe gente da fuori (turisti) ovvero soldi, ma spiegarlo a questi sfigati col quartino ed il Mercdes appare dura, tuttavia non ci arrendiamo nonostante l’aversano sia stato trasformato in una quartino valley.
Salvatore Pizzo