Mourad Sadaoui casolare

Mourad Sadaoui, il 45enne algerino arrestato venerdì scorso ad Acerra con l’accusa di terrorismo,
ha vissuto a San Marcellino dal 2003. Lo straniero, che secondo gli investigatori avrebbe combattuto per l’Isis in Siria e in Iraq, era in possesso di un regolare permesso di soggiorno per motivi di lavoro solo fino al 2012, mentre l’anno seguente ebbe il diniego del rinnovo.

Tanti i viaggi del 45enne, che tornò in Algeria per poi partire per la Siria e dopo per l’Iraq, arruolato – secondo l’antiterrorismo – tra le fila degli estremisti islamici. La sua presenza nell’Aversano è segnalata nuovamente nel 2017, dove ha vissuto per tanti anni di espedienti, chiedendo principalmente l’elemosina. Da quanto ricostruito dall’intelligence, l’algerino avrebbe cambiato quotidianamente alloggio e si sarebbe recato spesso a Napoli. Da qualche settimana era andato a San Felice a Cancello e poi nuovamente al confine con il capoluogo partenopeo, fino a quando venerdì gli uomini della Digos di Caserta lo hanno localizzato in un casolare ad Acerra, dove lo hanno prima immobilizzato e poi catturato.

Sadaoui quando e’ stato stanato aveva con se’ due cellulari, che ora saranno analizzati per accertare legami con persone residenti in zona, ma anche per capire come abbia fatto a tornare nel nostro Paese senza documenti. Dalle indagini è emerso che la sera prima della cattura, l’uomo ha dormito in un altro casolare nel vicino comune di San Felice a Cancello. Al momento gli investigatori del reparto speciale sono sulle tracce dei proprietari dei due casolari, che dovranno spiegare se erano a conoscenza dell’occupazione, poiché potrebbero rispondere di favoreggiamento all’immigrazione clandestina.

Per l’Interpol Mourad Sadaoui “è il primo foreign fighter di ritorno catturato in Italia dopo la dissoluzione dello Stato Islamico”. L’algerino però, non è il solo straniero ritenuto seguace dell’Isis, passato per San Marcellino. Secondo l’intelligence, nel comune dell’Aversano, che conta appena 15mila abitanti e che ospita la Moschea più grande del sud Italia, avrebbero vissuto diversi jihadisti.

Nel mirino dell’Antiterrorismo sono finiti in passato due tunisini, l’imam della moschea locale e, nel 2016 Edine Khemiri, arrestato dopo essersi dichiarato su Facebook «seguace dell’Isis a vita». Khemiri aveva anche tentato di comprare alcuni kalashnikov dal clan dei casalesi. I rapporti tra i fondamentalisti islamici e la camorra, negli ultimi anni sarebbero notevolmente aumentati.