Un quarantaquattrenne detenuto nel carcere di Parma, ritenuto legato al Clan dei Casalesi, potrà avere rapporti intimi con la moglie all’interno del penitenziario.  L’uomo ha ottenuto dal magistrato di sorveglianza di Reggio Emilia, Elena Bianchi, di avere un “colloquio visivo intimo” con la moglie. Il giudice ha accolto il reclamo presentato dall’avvocato Pina Di Credico “contro la negazione del diritto all’affettività” che avrebbe esercitato il carcere di Parma. Il 44enne ha un curriculum penale di spessore: è una persona vicina al clan dei Casalesi, in particolare al boss Francesco Schiavone detto ‘Sandokan’. Il detenuto, in regime di alta sicurezza, deve scontare un cumulo di pene iniziato dal 2011 e che terminerà nel novembre 2026: tra i reati per i quali è stato condannato c’è anche  l’estorsione aggravata dal metodo mafioso. L’uomo ha chiesto “spazi allo scopo che saranno individuati dalla casa di reclusione”. La decisione risale al 7 febbraio, prescrive che entro 60 giorni la struttura debba allestire la ‘camera dell’amore’ con “garanzie minime di riservatezza, senza il controllo a vista della polizia penitenziaria”. La richiesta del detenuto risale al 4 marzo 2024, il carcere dapprima negò e poi nel maggio 2024  fece sapere che era costituito un gruppo di lavoro a livello centrale per esaminare queste situazioni. All’accoglimento della richiesta da parte del giudice ha anche contribuito il fatto che l’uomo viene ritenuto “consapevole del disvalore delle proprie condotte”,  “si mantiene lavorando e fa versamenti periodici sul fondo per le vittime di reati mafiosi”.

Di red