Campo Rom GiuglianoIeri l Polizia ha eseguito il sequestro e lo sgombero del campo rom di Masseria del Pozzo a Giugliano, durante il quale circa 300 persone sono state allontanate, tra questi il 70% sono minori, che ora verranno seguiti dai servizi sociali del Comune.
Le misure sono state ordinate dal Gip del Tribunale di Napoli nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Napoli Nord che nei mesi scorsi aveva sequestrato a Giugliano diverse aree adibite a discariche abusive adiacenti all’insediamento, con concreti rischi per la salute dei rom.

Intanto, lo sgombero dei “nomadi” residenti al campo di Masseria del Pozzo, ed il trasferimento in una fabbrica abbandonata, non è stato gradito da diverse associazioni umanitarie, tra cui Amnesty International. Come si legge sullo stesso sito dell’associazione, infatti, Amnesty, e con essa altre 5 associazioni, “riconoscono il fatto che le famiglie rom dovevano essere urgentemente spostate da Masseria del Pozzo per ragioni di salute e d’incolumità. Infatti, il campo di Masseria del Pozzo non avrebbe mai dovuto essere costruito. La necessità di risolvere la situazione d’emergenza (…) non giustifica però il ricorso a uno sgombero forzato, che costituisce una grave violazione dei diritti umani. Le autorità non hanno mai notificato per iscritto lo sgombero, limitandosi a fornire qualche informazione a voce. A partire dal 14 giugno, le autorità locali e la polizia avevano informato le famiglie rom che lo sgombero sarebbe stato realizzato il 16 o il 23 giugno.  Invece, lo sgombero forzato ha avuto luogo il 21 giugno e le famiglie rom sono state trasferite sul terreno di un’ex fabbrica di fuochi d’artificio. Una grave violazione dei diritti umani in contrasto con gli obblighi assunti dall’Italia rispetto a una serie di norme internazionali e dell’Unione europea, tra cui la Direttiva anti-discriminazione razziale, che garantiscono il diritto a un alloggio adeguato e la protezione da ogni forma di discriminazione basata sull’etnia o sulla razza”.

Poi, ancora, l’associazione umanitaria descrive le condizioni fatiscenti del nuovo “alloggio”: “Il terreno di circa 1000 metri quadrati, situato all’estremità della zona industriale del comune campano, è un area chiusa circondata su tre lati da vegetazione incolta e sul quarto da un muro con una cancellata. Nei pressi del terreno si trovano due bagni chimici, uno dei quali inagibile e l’altro in condizioni tali da costringere i residenti a recarsi nei cespugli, col conseguente impatto sulla loro salute e sull’ambiente. All’arrivo, le famiglie rom hanno trovato rifiuti, materiale arrugginito e residui della lavorazione dei fuochi d’artificio, la cui fabbrica era stata distrutta da un’esplosione nel 2015. I rappresentanti di Amnesty International hanno rinvenuto sul posto un contenitore aperto di polvere di natura non identificata, insieme a molti altri contenitori pieni di sostanze sconosciute classificate come “polveri” e “a combustione spontanea”, insieme a pezzi apparentemente di amianto della struttura ancora in piedi nonostante i danni provocati dall’esplosione. Le autorità locali- prosegue Amnesty- hanno detto alle famiglie rom che il trasferimento sarà una misura ‘temporanea’, in attesa che venga costruito un nuovo campo.  Sulla base della documentazione esaminata dalle sei organizzazioni e delle dichiarazioni ufficiali, nel febbraio 2016 è stata approvata a livello locale, regionale e nazionale la costruzione di un nuovo campo segregato con 44 unità abitative prefabbricate. Alla costruzione dei prefabbricati il ministero dell’Interno e la Regione Campania hanno destinato 1.300.000 euro, mentre non sono state minimamente finanziate le parti del progetto relative all’integrazione.  Non risulta inoltre esservi alcun piano per inserire nel medio e lungo termine le famiglie rom in alloggi adeguati. La comunità non è stata adeguatamente consultata nella fase definitoria del progetto e il trasferimento in un nuovo campo è stata l’unica opzione messa a disposizione”.