Il fatto che la criminalità non ha mai avuto paura del prodotto editoriale “Gomorra” è un oramai fatto assodato, a parlare sono i fatti, anzi è chiaro che per settori rilevanti della malavita è stata un’inaspettata ghiotta occasione di ricevere probabilmente un “cachet”. Uno di questi nei giorni scorsi è stato persino condannato all’ergastolo: ben otto di coloro che vi hanno partecipato hanno avuto seri problemi con la giustizia, alcuni sono legati “ufficialmente” al Clan dei Casalesi, la stessa organizzazione che minaccerebbe l’autore. Ciò continua ad essere un paradosso: se alcuni loro esponenti sono stati parte attiva del successo cinematografico (il film di Garrone) significa che ai boss della Camorra il libro piace, altrimenti non avrebbero permesso ai loro uomini di partecipare al film peraltro girato nel “loro territorio”.
L’uomo condannato l’ergastolo è Bernardino Terracciano, 53 anni di Villa Literno, che nella pellicola interpretava proprio “Zì Bernardino”, è accusato della morte di Giuseppe e Luigi Caiazzo, padre e figlio, uccisi nel 1992 a Villa Literno. Con lui la Corte d’Assise ha condannato anche il fratello Giuseppe, il capoclan Francesco Bidognetti (Cicciotto e Mezzanette) e il boss Raffaele Cantone. Pene minori per i collaboratori di giustizia Francesco Cantone (16 anni), Enrico Verde (16 anni e sei mesi), Pasquale Vargas e Domenico Bidognetti (13 anni e 6 mesi), e Roberto Vargas (12 anni). Terracciano è anche coinvolto nell’indagine “Domizia”, con lui è coinvolta anche la moglie di Giuseppe Setola, Stefania Martinelli;
Questo l’elenco degli attori e artisti vari di “Gomorra” (non tutti per vicende di camorra) oltre a Terracciano :
1) il 47enne Marcello D’Angelo, comparsa nel film, ritenuto affiliati alla fazione dei Casalesi che fa capo alla famiglia ‘Venosa’, guidata da Luigi Venosa, alias “Giggino O’ Cucchiere”. Secondo gli inquirenti lui e la moglie, Anna Iannone di 40 anni, avrebbero estorto somme di denaro agli inquilini abusivi che occupano appartamenti che una volta ospitavano i militari della Nato al ‘Parco Saraceno’ di Pinetamare di Castelvolturno. Territorio controllato dai boss dove erano state effettuate anche riprese del film ‘Gomorra’;
2) Giovanni Venosa, una delle prove viventi che il Clan dei Casalesi non teme il prodotto editoriale “Gomorra”. Venosa, detto “Giuvann O’Russ”, nel film è il giovane boss che richiama più di una volta i due ragazzini che non stanno agli ordini. La prima sezione penale del tribunale di Santa Maria Capua Vetere lo ha condannato per estorsione aggravata dal metodo mafioso a 13 anni e 10 mesi di carcere. Secondo le accuse tra il 2008 e il 2009, pur dovendo essere detenuto nella casa lavoro di San Giuliano Saliceto in provincia di Modena, si recava a Castelvolturno dove si occupava di estorsioni. Stando agli inquirenti una volta trascinò per i capelli il titolare di un ristorante, mostrando la pistola mentre era in corso un banchetto con numerosi invitati. A far scattare l’inchiesta hanno contribuito anche le denunce dell’ex sindaco Francesco Nuzzo. Il pm Luigi Landolfi aveva chiesto per Venosa la condanna a 24 anni di carcere;
3) Raffaele Migliaccio, in arte “Raffaello”, che ha eseguito uno dei due brani della colonna sonora del film Gomorra, è stato arrestato due volte: prima per un episodio che risale al 20 giugno scorso avvenuto a Teverola. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, dopo aver avuto una discussione con i clienti di un ristorante li avrebbe affrontati impugnando una pistola che custodiva nella sua auto, sono stati esplosi due colpi uno dei quali ha ferito un ignaro cameriere del locale, la seconda volta nell’aprile del 2011 dopo aver aggredito un vigile del fuoco a Napoli assalì anche gli agenti intervenuti per fermarlo, fu accusato di oltraggio, minacce, lesioni, violenza e resistenza a pubblico ufficiale e porto abusivo di arma da taglio, fu condannato per direttissima a 1 anno. Un altro fermo lo ha subito nell’aprile scorso, quando nel corso di un controllo stradale in Via Stadera a Napoli, avrebbe tentato di corrompere dei poliziotti, ed una volta in questura avrebbe tentato di ingaggiare una colluttazione con un agente. In passato è stato già al centro di polemiche, durante un concerto a Palermo salutò “gli ospiti dello Stato” (i detenuti);
4) Nicola Battaglia, 20 anni di Giugliano, è stato coinvolto anch’egli in vicende marginali, nel film è uno dei ragazzi sottoposti alla prova di coraggio per essere ammessi nel clan;
5) Salvatore Fabbrocino, fermato in un’indagine relativa allo spaccio;
6) un cittadino cinese accusato di riciclaggio dai finanzieri del Comando provinciale di Napoli. Un altro attore che nel film interpreta “Pisellino”, fu fermato dagli inquirenti nel corso di un controllo scattato durante il banchetto nunziale di un altro personaggio in odore di camorra
7) Azize Pjamaa, di 35 anni, nigeriano, è stato fermato dai carabinieri a Castel Volturno per detenzione di sostanza stupefacente. Nel film in due scene si occupava proprio di vendere droga. I carabinieri lo hanno arrestato con una connazionale, di 29 anni ed hanno recuperato dosi di eroina e cocaina
Un’altra vicenda da segnalare quella relativa alle presunte dazioni di danaro che secondo alcune ipotesi investigative la produzione della serie televisiva di Sky avrebbe versato al Clan Gallo – Pisielli. Questa indagine ha portato in carcere tre persone.
Memorabile fu una frase, mai smentita, pronunciata dal Senatore Maurizio Gasparri, in occasione dell’ennesimo arresto di un attore di Gomorra: “Più che per il record di incassi, Gomorra resterà alla storia come un film sfigato. Almeno per i presunti attori che vi hanno partecipato. Continuano a fioccare arresti di criminali a suo tempo stoltamente ingaggiati con ruoli da protagonista e poi ritrovati con le mani nel sacco. (…) Gomorra, sul cui valore civile non discutiamo, si sta rivelando sempre di più un film che di fatto ha finanziato dei criminali. E’ vero che andava rappresentata una verità estrema, ma era proprio necessario assumere dei delinquenti? La realtà ha veramente di gran lunga superato la fantasia. Tanto più che, come dovrebbero sapere Saviano e i produttori, c’è il rischio di continuare a remunerare dei camorristi”
Salvatore Pizzo