Don Peppe Diana

“Il ricordo del tragico evento consumatosi trent’anni orsono, quando don Giuseppe Diana, parroco di San Nicola di Bari a Casal di Principe, nella mattina del 19 marzo 1994, fu barbaramente ucciso, suscita nell’animo di quanti lo hanno conosciuto e amato commozione oltre che gratitudine a Dio Padre per aver donato alla Chiesa questo ‘servo buono e fedele’ (Mt 25,14), che ha operato profeticamente calandosi nel deserto esistenziale di un popolo a lui tanto caro, servito e difeso fino al sacrificio della propria esistenza. Lo ho affermato papa Francesco nella lettera inviata a mons. Angelo Spinillo, vescovo di Aversa, per il 30/o anniversario dell’uccisione di don Giuseppe Diana. Ieri a Casal di Principe per ricordare il prete ucciso dalla Camorra c’è stato un corteo di studenti, sono arrivati almeno 70 pullman da ogni parte d’Italia. Il Presidentre della Repubblica Sergio Mattarella, che nei mesi scorsi si recò a pregare sulla tomba di Don Diana, ha detto: «Sono trascorsi trent’anni dal giorno in cui i camorristi assassini uccisero vigliaccamente Don Giuseppe Diana nella sacrestia della chiesa dove si preparava a celebrare la Messa. Volevano far tacere una voce scomoda che, senza timore, si ribellava al giogo delle mafie. Un testimone di speranza, educatore alla libertà, punto di riferimento per i giovani e le persone oneste di Casal di Principe. La crudeltà con cui hanno strappato alla vita un uomo giusto, non è riuscita a sottomettere la comunità. Gli assassini sono stati individuati e condannati. La testimonianza di Don Diana è divenuta un simbolo potente di liberazione, una spinta al riscatto sociale. Don Giuseppe ai ragazzi insegnava che la via della libertà passa dal non piegare la testa al ricatto mafioso e che è possibile costruire un mondo migliore. Pagò con la vita il coraggio e la coerenza personale e la sua vita è diventata lezione, patrimonio per il Paese».

Di red