Nella mattinata di mercoledì i Carabinieri del Reparto Operativo del Comando per la Tutela del Lavoro, con l’ausilio del Gruppo di Aversa, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza cautelare personale emessa dal GIP del Tribunale della città normanna, un imprenditore agricolo e la moglie sono agli arresti domiciliari, la stessa misura cautelare è stata disposta per un cittadino indiano che è ancora irreperibile come lo è un suo connazionale è indagato con l’obbligo di firma.  Gli indagati sono indiziati, a vario titolo, di concorso nei reati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro pluriaggravato  e di violenza e minaccia per costringere a commettere un reato.
Le attività di indagine, condotte dal Reparto Operativo e coordinate dalla Procura della Repubblica di Aversa, hanno permesso di ricostruire unquadro indiziario nei confronti dell’imprenditore che, con la stretta collaborazione della moglie e dei due cittadini indiani, nel periodo febbraio-luglio 2024 avrebbe reclutato un numero considerevole di lavoratori – variabile tra i quaranta e gli ottanta – prevalentemente di origine indiana e irregolari sul territorio nazionale, impiegandoli come braccianti agricoli in terreni  dell’Aversano e del Giuglianese, in condizioni di grave sfruttamento e approfittando del loro stato di bisogno.
In particolare, i lavoratori venivano:
− portati sui luoghi di lavoro a bordo di furgoni per il trasporto merci, ammassati nei vani di carico, l’uno addosso all’altro e senza le necessarie condizioni di sicurezza;
− costantemente sorvegliati, minacciati (di non ricevere la paga per la giornata di lavoro o di non essere più ingaggiati per il futuro) e intimiditi per evitare rallentamenti nella catena produttiva o a causa del danneggiamento dei prodotti agricoli raccolti;
− sottoposti a ritmi estenuanti per 10/14 ore al giorno, percependo compensi di circa 2,70 euro l’ora, senza riposo settimanale e possibilità di assentarsi in caso di malattia, con una pausa di pochi minuti per consumare il pranzo solo al raggiungimento della quota di raccolta (“senza la quota non si mangia”);
− costretti a lavorare anche in condizioni atmosferiche avverse (sotto la pioggia, riparandosi con buste di plastica), senza alcun rispetto della normativa di sicurezza e igiene sui luoghi di lavoro;
− obbligati a permanere nei campi anche durante lo spargimento di pesticidi, nocivi per la salute, minacciando chi si allontanava per malore di non farli più lavorare;
− ridotti a vivere in alloggi fatiscenti;
− minacciati di gravi violenze fisiche per impedire la collaborazione con le Forze di Polizia, nel caso in cui avessero riferito informazioni sul datore di lavoro e sulle condizioni di sfruttamento.
La Procura di Aversa ha ottenuto dal Tribunale anche il sequestro di
− di quattro furgoni, utilizzati per il trasporto della manodopera;
− della somma complessiva, di euro 542.934,56, quale presunto profitto del reato, rinvenuti nel magazzino-sede dell’imprenditore agricolo indagato.
“L’operazione – si legge in una nota dei Carabinieri – si inserisce nel più ampio quadro di contrasto del dilagante fenomeno dello sfruttamento lavorativo nell’agro aversano”
Durante le indagini sono stati eseguiti controlli e ispezioni con il contributo dei militari del Nucleo Operativo del Gruppo Carabinieri per la Tutela del Lavoro di Napoli, del personale dell’Ispettorato Area Metropolitana di Napoli e dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM).

Di red